La Sicilia e il conte Lucio Tasca d’Almerita, il valore del vino isolano, del fare impresa, cultura

Non potevo non unirmi al ricordo di colui che ha contribuito a rendere grande l’immagine della Sicilia, ne ha curato l’alta rappresentatività in Italia e nel mondo e che sapeva vedere ben lontano. Personaggio che ha accresciuto diverse espressioni della terra isolana con particolare riguardo alla qualità, alle suggestioni che profumi e sapori hanno saputo regalare a tutti, estimatori di vini e non solo, in un quadro d’unione fra tradizione, storia, ricordi, colture, innovazione. Il conte Lucio Tasca d’Almerita questo ha fatto nella sua vita, ha raggiunto grandi traguardi a più livelli. Io stesso ho avuto la fortuna di conoscerlo nella nostra Sicilia. Adesso non c’è più, ma la sua eredità morale, imprenditoriale e culturale, segna e segnerà il futuro del settore vitivinicolo siculo e italiano. Rimarrà punto di riferimento per le buone opere.

Il suo primeggiare nel mondo del vino, essere grande innovatore, uomo solido, fermo, ma anche di grande spirito ricordava quello di gentiluomini come mio nonno Giuseppe Grifeo di Partanna. Caratteristiche che hanno reso Lucio Tasca prezioso. Sono tutti fattori personali che gli hanno permesso di ampliare e impreziosire una grande realtà vitivinicola, di introdurre varietà di vitigni internazionali che il suolo siciliano, da quello vulcanico-etneo a territori più interni e marittimi, hanno caricato di energie, profumi e grande gusto. Proprietà personali che hanno permesso a Lucio Tasca di intessere profonde e interessanti relazioni internazionali nel settore.

A una dominante di lieve timidezza aggiunse da subito prove di carattere indipendente e “creativo” sin da giovanissimo, tanto che, per alcune sue prodezze, il padre Giuseppe lo spedì letteralmente in Svizzera, a Losanna, per portare a termine gli studi liceali.

Poi la grande passione per lo Sport, l’equitazione soprattutto, il suo ottimo posizionamento in sella a Rahin – cavallo acquistato e importato dall’Irlanda dalla Federazione – nella Nazionale italiana che partecipò alle Olimpiadi di Roma 1960. Lui fu indirizzato al Concorso completo a squadre e individuale.

Lucio Tasca d’Almerita in gara (nelle classifiche delle Olimpiadi Roma 1960 lo troverete indicato solo come Lucio Tasca)

Le gare si svolsero ai Pratoni del Vivaro: Lucio Tasca superò il dressage, il cross-country e giunse in prima posizione nella prova di salto, divenendo il primo degli italiani nella classifica finale, al 12° posto su 73 i partecipanti. Nella squadra italiana c’erano Ludovico Nava, sul suo Arcidosso, che prese il 16° posto, Giovanni Grignolo su Court Hill al 26° e Alessandro Argenton (eliminato) in sella a Rainbow Bouncer. La squadra azzurra prese il 5° posto finale sul totale di 13 squadre nazionali partecipanti.

Ma le esigenze dell’azienda chiamavano sempre più. Da lì gli studi di Economia e il cambiamento di rotta nella vita, non senza suo grande dispiacere. Nacque così il grande imprenditore, il campione del vino siciliano nel mondo: riuscì a primeggiare in maniera differente e sempre in grande.

Fu un ruolo primario il suo.

Assovini Sicilia, il Consorzio di tutela vini DOC Sicilia, la Fondazione SOStain Sicilia rendono onore al suo valore e si uniscono nel cordoglio ai figli Giuseppe, Franca, Alberto e Alessandra e a tutta l’azienda Tasca d’Almerita.

“Assovini Sicilia è nata grazie alla visione di tre grandi uomini – ha raccontato Laurent Bernard De La Gatinais, presidente di Assovini Sicilia – Lucio ne è stato l’ideatore. Se tutti noi, imprenditori e manager delle aziende siciliane, rappresentiamo con forza e prestigio la Sicilia vitivinicola nel mondo intero è perché abbiamo raccolto l’eredità e gli insegnamenti di grandi uomini e maestri come Lucio”.

“Se ne va uno dei grandi protagonisti della viticoltura siciliana – ha detto Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini DOC Sicilia – Lucio Tasca d’Almerita é stato senza dubbio tra i primi a credere nelle potenzialità dell’isola. Visionario, precursore, innovatore, ha dedicato tutto il suo impegno allo sviluppo della Sicilia del vino, anche attraverso il suo prezioso supporto alla nascita del Consorzio di tutela vini DOC Sicilia”.

“Con la morte di Lucio Tasca se ne va un signore del vino, che a mio avviso – ha sottolineato Alessio Planeta, componente del consiglio direttivo della Fondazione SOStain – insieme a Giacomo Rallo e a nostro zio Diego, ciascuno con la sua visione e il suo stile personale, ha dato un impulso e una spinta decisivi al decollo del vino siciliano. Oggi siamo ciò che siamo anche grazie a Lucio Tasca, alla bella intesa che ha sempre avuto con i suoi due amici di sempre. Mi piace pensare che dopo di lui – dopo di loro – si proseguirà con energie doppie e triple, grazie alle sollecitazioni ricevute, dividendosi tra le proprie aziende e gli impegni per la Sicilia intera, con il ruolo di Alberto Tasca nel Consorzio DOC Sicilia e in Assovini. Non è un caso che l’ultima volta che abbiamo visto Lucio è stato, poche settimane fa, in occasione del Simposio della Fondazione SOStain: l’ultima creazione di una famiglia devota al vino siciliano”.

L’inizio dell’avventura del conte Lucio

Voleva far spiccare la Sicilia, la capacità di essere grandi produttori siciliani di altissima qualità. Così, negli anni 80, vinte le resistenze del padre e già fatta qualche sperimentazione per conto suo, si cimentò con vini Cabernet e Chardonnay senza mai tenere in secondo piano (semmai il contrario) le varietà autoctone come il Nero d’Avola.

Sui terreni introdusse la potatura corta, nelle sue cantine inserì barrique in legno di rovere francese per l’invecchiamento dei vini, senza dimenticare l’utilizzo di presse soffici per la vinificazione, la tecnologia e la digitalizzazione per la gestione della società compreso un software per controllare tutte le operazioni, dalla vigna allo scaffale, un processo che nel comparto del vino di tutto il mondo avvenne per primo proprio in Tasca d’Almerita.

Il contatto con le realtà estere lo custodiva come tesoro personale e, per sua grande capacità, lo adattava perfettamente alle realtà e alla natura dei terreni che facevano parte delle tenute di produzione.

Tutto questo ha rappresentato un grande sforzo e un colossale investimento, elementi che hanno portato alla produzione di vini importanti e globalmente apprezzati. Alla fine l’azienda conta su circa 500 ettari di vigneti suddivisi in cinque tenute e capacità produttiva pari a 3 milioni di bottiglie. Ma Tasca d’Almerita non è solo vigne.

La suddivisione delle varietà nelle diverse tenute Tasca d’Almerita?

La Tenuta Regaleali è nel patrimonio della Famiglia da quasi due secoli: l’acquisto dei Feudi Regaliali e Almerita risale al 22 maggio 1830 da parte di Don Lucio e di Don Carmelo Mastrogiovanni Tasca, possedimenti venduti da Don Pietro Alvarez de Toledo, duca di Ferrandina. Il tutto nell’antica Contea di Sclafani, con gli storici vitigni Perricone e Nero d’Avola: 12 tipi differenti di suoli nei circa 600 ettari totali su sei colline tra 450 e 850 metri d’altezza. Ai primi originari vitigni si aggiunsero Inzolia e “Sauvignon Tasca”, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Noir e Sauvignon Blanc, seguiti dalle varietà strettamente locali Catarratto e Perricone che, insieme al Nero D’Avola, sono vinificate in purezza. Non mancano Nerello Mascalese e Grillo.

A seguire la Tenuta Tascante sulle pendici dell’Etna (Contrada Sciaranuova, Pianodario, e Contrada Rampante), voluta nel 2007 per il progetto Tascante -Tasca ed Etna- e per l’ultimo nato tra i progetti, “i vini di contrada” che, in anni precedenti, ha avuto origine negli studi e nelle ricerche sul territorio fino alle prime vinificazioni sperimentali nel 2004. Il suolo vulcanico ha esaltato il vitigno Nerello Mescalese che ne trae forza, energia e salute, profumi, gusto.

Capofaro sull’isola di Salina (isole Eolie), un vigneto a picco sul mare con il Malvasia protagonista assoluto. Curata fin dall’inizio reimpiantando la stessa varietà nella la vigna “Anfiteatro” nelle aree migliori adiacenti al faro. Mare e montagna adiacenti, natura vulcanica del suolo, un microclima unico, caratteristica freschezza e acidità nei vini. Sperimentazione e coltura che Tasca d’Almerita sta ripetendo nella vicina isola di Vulcano e nella zona alta di Val di Chiesa nella stessa Salina.

la Tenuta Whitaker sull’isola di Mozia (con il vitigno Grillo) un programma di sviluppo che ha esordito nel 2007 quando la Fondazione Whitaker ha affidato a Tasca d’Almerita la realizzazione di un progetto diretto ala promozione e al recupero dei vigneti storici impiantati a vigneto Grillo. In totale 12 ettari su quest’isola che si trova di fronte alle Saline di Marsala. Un microclima molto particolare circondato dal mare e dalla laguna che, come sottolineano dall’azienda, “genera infatti una sensibile inversione termica durante i mesi più caldi, ciò che preserva il corredo aromatico sintetizzato dalle piante durante il giorno”. Quindi splendidi vigneti insieme ai resti archeologici di cui l’isola di Mozia è ricca. Dopo il disastro della Filossera in Sicilia, ai primi del 1900 è ripartita da qui la viticoltura siciliana grazie a un primo vigneto sperimentale. Quella varietà del nuovo inizio era un ibrido Catarratto-Zibibbo, successivamente ribattezzato col nome Grillo, dal siciliano antico “ariddu” che in Italiano sta per granello, seme di alcuni frutti, ma anche grillo.

La Tenuta Sallier de la Tour a Monreale dove primeggiano Syrah, Inzolia e Nero d’Avola. Si trova al centro della DOC Monreale, realtà sviluppata e valorizzata su sollecitazione (2008) del cugino di Lucio Tasca d’Almerita, Filiberto Sallier de La Tour, principe di Camporeale. è stata una scommessa (vinta) sul Syrah che oggi convive felicemente con le varietà autoctone Grillo, Inzolia e Nero d’Avola in un progetto vitivinicolo di esaltazione delle caratteristiche territoriali e dei suoi frutti.


Lucio Tasca era nato a Palermo nel 1940 e 21 anni dopo fondò l’azienda Regaleali trasformata poi in Conte Tasca d’Almerita.

Nel 1998 firmò l’atto costitutivo dell’associazione Assovini Sicilia insieme a Diego Planeta e a Giacomo Rallo. L’intento originale e attuale è quello di riunire produttori grandi e piccoli grazie alla condivisione degli stessi valori e, al tempo stesso, far crescere tra le istituzioni la consapevolezza dell’importanza del mondo del vino.

Tantissimi i riconoscimenti nazionali e internazionali accumulati dall’azienda a cominciare dal 1800. Tra i più recenti tengo a ricordare la proclamazione 2012 di Tasca d’Almerita come “Winery of the Year” da parte del Gambero Rosso, mentre nel 2018 diventa la prima azienda vitivinicola certificata Viva – Sostain. E ancora il “Robert Parker Green Emblem 2021” di Robert Parker Wine Advocate che ha inserito l’azienda siciliana tra le prime 24 cantine verdi al mondo per gli “sforzi straordinari nella ricerca di pratiche agricole ed enologiche virtuose nella protezione ambientale a lungo termine e nella tutela della biodiversità”.

Ogni anno Tasca d’Almerita redige un rapporto sulla sostenibilità con i miglioramenti sulla sostenibilità apportate a chiusura della precedente stagione, un quadro che riproduce non solo la situazione aziendale, ma anche siciliana.

Da sottolineare che nelle varie tenute, una parte dei terreni è vocata a frutteti, uliveti, mandorleti, coltivazione del grano e alla produzione dell’orto valorizzando i prodotti delle varie stagioni.

“La Sicilia perde un imprenditore illuminato, un uomo che del vino ha fatto cultura – ha commentato Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Sicilia – imprenditore che ha saputo guardare oltre e che con la sua visione coraggiosa ha avuto l’abilità di aprire nuove strade allo sviluppo della produzione e del mercato del vino in Sicilia”.

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