Carsoli, Tagliacozzo, Avezzano per mangiare di gusto godendo di storie e storia. L’incanto chiamato Abruzzo

Tutti abbiamo sempre più desiderio di perderci in un tour del gusto che porti in sé anche la storia e la bellezza di luoghi e paesaggi. L’obiettivo è l’Abruzzo, un cammino che – da Roma – può essere fatto lungo l’autostrada A24 oppure utilizzando la Tiburtina. Ed eccole qui, Carsoli, Tagliacozzo e Avezzano. Partendo quindi da una prospettiva romanocentrica, voglio segnalarvi tali destinazioni alla portata di chi abita nella Città Eterna e a breve distanza di chi risiede in Centro Italia.

Chi invece si trova un po’ più lontano, ha un’ottima scusa-motivazione per programmare una vacanza di qualche giorno sotto il segno del relax e del divertimento.

In questi tempi che ci hanno stressati con le necessità e i pericoli pandemici, l’evasione è sempre più una scelta terapeutica. Oltretutto questo territorio che vi segnalo è ricco di luoghi storici e naturalistici da scoprire.

Premetto che, dove possibile, per ogni ristorante ho inserito sia il link al sito web che alla pagina Facebook: tutto questo per compensare l’aggiornamento non tempestivo dell’uno o l’altro degli spazi virtuali. Del resto, le sospensioni delle attività nei locali e la ripresa a singhiozzo e periodica per il periodo Covid, hanno reso più difficile anche l’aggiornamento delle loro attività sul web.

Carsoli-Carseoli che di storia e sapori ne ha tanti quanti voi stessi ne potete desiderate

Carsoli, l’antica Carseoli, romana dal IV secolo a.C. eletta a caposaldo contro le incursioni dei Marsi.

Molto dopo, con i Longobardi, eccola entrare nell’orbita politica del Ducato di Spoleto e, nel successivo passaggio, prima che scattasse l’anno Mille, l’evoluzione del borgo con connotazioni di presidio, controllo e difesa grazie alla costruzione del Castello di Sant’Angelo, maniero voluto dal Conte dei Marsi. Oggi i resti della fortezza dominano l’intera Carsoli.

Dopo una prima parte di visita ed esplorazione, ci sta tutta una pausa di gusto e personalmente consiglio L’Angolo d’Abruzzo (link) che negli anni ha collezionato riconoscimenti e premi, dalla Guida Michelin a quella del Gambero Rosso, le Guide de L’Espresso, Identità Golose, il Golosario e altre.

Quando ne scrissi per la prima volta, questo luogo dei piaceri del palato aveva ottenuto le Due Forchette del Gambero Rosso (2014). Gestito e curato dalla famiglia Centofanti, con Lanfranco e i figli Valentina (già nel 2008 con una Nomination a miglior sommelier d’Italia Oscar del vino Bibenda) e Valerio, vero “ricercatore della cucina”, sempre alla ricerca di nuovi metodi e di nuove idee per un matrimonio perfetto con la tradizione enogastronomica e con la materia prima locale.

Tra le scelte al piatto, dai salumi della Maiella ecco “IO” il Maiale nero d’Abruzzo insieme al Prosciutto abruzzese tagliato al coltello (Prosciutto Costantini, prosciutto “Il conte”, stagionatura 24 mesi) e salumi artigianali senza conservanti.

Un piccolo assaggio dal loro menù:

  • Frittatina agli Orapi con uova da galline allevate a terra biologiche, orapi (spinaci selvatici di al montagna) e guanciale croccante;
  • Chitarrina con grano Solina ai Porcini, chitarrina fatta a mano, trafilata in bronzo con farina di Grano Solina, porcini trifolati, aglio, olio, peperoncino e umami di porcini (estrazione a caldo degli umori e sapori dai porcini);
  • Polentine alla Amatriciana, cordicelle di Polenta con sugo all’Amatriciana con Guanciale stagionato 24 mesi dell’azienda agricola Maiella;
  • Sagne al Ragù di Coniglio e zafferano abruzzese di Navelli;
  • Pecora agliu cutturu, pecore nostrane di Villa Romana, disossate, cotte per diverse ore “agliu cutturu” (pentolone in rame) a fuoco basso, le carni restano tenerissime e quasi totalmente sgrassate, insaporite da spezie di alta montagna, contorno di stagione (Km 0);
  • Brasato di manzo, guanciole di manzo stracotte a fuoco basso con Montepulciano d’Abruzzo e caffè – a cottura ultimata le carni sono talmente tenere e succulente da sciogliersi in bocca – accompagnate da salsa verde e contorno di stagione;
  • Carni alla brace, bistecche di manzo da 500 grammi, capocollo di maiale da allevamenti italiani selezionati, abbacchi nostrani allevati e macellati a Villa Romana (Km 0), pecore nostrane allevate e macellate a Villa Romana, massaggiate agli ultrasuoni (Km 0).

Ottima la cantina, 2.000 etichette e circa 15.000 bottiglie.

Tagliacozzo, dal confronto in armi tra Svevi e Angiò a quello della conquista di gusto con forchetta e coltello

Tappa seguente a Tagliacozzo o, in dialetto locale, Tajacózzo, cittadina inserita tra i “borghi più belli d’Italia”, incuneata tra i territori dell’antico popolo dei marsi e quelli confinanti. Nell’epoca più remota popolata dagli Equi, ha rari ritrovamenti della struttura urbana più tarda, risalente all’XI secolo, quando era parte della Contea dei Marsi (nata verso l’860 e retta da aristocrazia longobarda).

In questa cittadina, tornando al 23 agosto 1268, nell’area dei Piani Palentini (pianura abruzzese della Marsica settentrionale) si svolse la Battaglia di Tagliacozzo. Lì si affrontarono l’armata di Corradino Hohenstaufen di Svevia (nipote dell’Imperatore Federico II e figlio di Corrado IV, nonché ultimo dei regnanti del suo Casato, Re di Sicilia, fiancheggiato dai Ghibellini) e l’esercito di Carlo I d’Angiò, quest’ultimo garante del potere papale. In gioco era l’egemonia in Italia.

Fu l’Angiò a vincere lo scontro. Vittoria che, poco tempo dopo portò male alla dinastia francese anche per la tragica decapitazione di Corradino fatta eseguire da Carlo a Napoli: quattordici anni dopo la Battaglia di Tagliacozzo, la Sicilia si ribellò agli Angiò cacciandone il dominio grazie ai moti del Vespro Siciliano… ma questa è un’altra storia.

Molti secoli dopo, l’8 dicembre 1861 a Tagliacozzo i Bersaglieri sabaudi giustiziarono (senza processo) il generale spagnolo José Borjes: l’alto militare era stato incaricato dai Borbone di sollevare le popolazioni del Sud contro l’invasore re Vittorio Emanuele II.

A Tagliacozzo da ammirare, tra monumenti e palazzi, ecco piazza Obelisco, il borgo medievale e una fontana del XII secolo (classificata tra i monumenti nazionali).

Per un pasto gustoso nel segno della piena tradizione culinaria, il ristorante Il Girasole (a Tagliacozzo, Poggio Filippo – link) o “La Vecchia Posta(link sito web e link Facebook), la “Degusteria Ventuno(link sito web e link Facebook) e ancora “Le Bistrot da Gianni” (link Facebook) e “GIARDINO RESTA restaurant & cocktail bar(link sito web e link Facebook).

Grandi classici al piatto iniziando da abbondanti antipasti (prosciutto crudo, salame, salamina di fegato, ceci, verdure pastellate, coratella, patate alla brace), poi i primi con pasta fatta in casa, ravioli con ricotta di pecora locale, gnocchi con patate di Avezzano, gnocchi di patate con zucca e salsiccia, fettuccine in bianco con tartufo e porcino, tonnarelli con guanciale e pecorino al sugo di pomodorini e basilico, tagliolini con funghi, zafferano e guanciale, ma anche Riso con radicchio e burrata.

Il tutto seguito dalla carne locale alla brace, salsicce, lombata e costolette con contorno di patate al forno, filetto alla griglia con Porcini, il croccante all’amarena. Stavo per dimenticare (colpevole!) gli immancabili arrosticini. Ma le ciambelle fritte che al Girasole fanno al momento? Non fatevele sfuggire.

Avezzano, i Torlonia e i sapori della tradizione più pura

Castello Orsini-Colonna, ingresso principale

Questo viaggio raccontato lo chiudo con Avezzano. La cittadina raddoppiò abitanti proprio dopo la Battaglia di Tagliacozzo (Svevi contro Angiò), quando vi si rifugiarono gli abitanti di altri centri vicini distrutti perché pro-Svevi e Ghibellini.

Nel 1875, il banchiere Alessandro Torlonia, fece prosciugare il lago Fucino (14.775 ettari, il terzo d’Italia) creando una grande area coltivabile oltre a una di tipo industriale: in cambio ricevette dai Savoia il titolo di Principe del Fucino.

In città la cattedrale di San Bartolomeo sorge dove ben tre chiese (la prima era dell’anno Mille) furono edificate e poi danneggiate o distrutte da terremoti.

Trionfo del palato da “Mammaròssa – la Casa del Gusto(link sito web e link Facebook), locale di prelibatezze che nel 2014 quando ne scrissi per la prima volta conquistò Una Forchetta del Gambero Rosso e a dicembre 2021 ha inserito il locale nel Menù di Territorio dell’anno per l’idea del progetto Quote (29 appuntamenti iniziati dal 2021 in una sorta di indagine e ricerca sulla biodiversità agroalimentare abruzzese).

Da ricordare che si fa pure scuola di cucina. Riconoscimenti avuti anche lo scorso novembre 2021 alla XVI edizione di Golosaria a Milano. Il ristorante si trova ad Avezzano in via Garibaldi.

Fra le portate possibili (pochi esempi):

  • Riso in bianco mantecato con formaggio cremoso di pecora;
  • le classiche, ma reinterpretate Matriciana e Carbonara;
  • Taco di mais, chicarrones di maiale, ananas, senape, portulaca;
  • Superspaghettoni Verrigni con aglio orsino, pecorino e peperoncino;
  • Polentina con ragù di salsiccia.

In periodo più caldo sarà possibile trovare anche la Pancia di maiale nero cotta nel fieno, rapette, tartufo nero estivo e miso.

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. M’hai fatto venire fame… e pure sete! 🤣

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    1. Giuseppe Grifeo ha detto:

      😄😄😄 quante cose buone lì. E tanto particolari. Poi io abituato a provare tutto (tranne gli insetti) puoi immaginare come torno…

      Piace a 1 persona

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