Canapa Industriale e Light, l’ultimo decreto: più confusi che persuasi. Cambia tutto o non varia nulla?

Canapa Industriale e Light, decreto, piante officinali, testo unico sugli stupefacenti. Cambia tutto o non muta nulla? Più confusi che persuasi.

Mi riferisco al decreto ministeriale scaturito dalla conferenza Stato-Regioni avvenuta mercoledì 12 gennaio 2022, assemblea che ha sancito quanto immesso nel nuovo decreto. Fiori e foglie della pianta nell’ambito delle piante officinali con tutto quel che ne consegue, quindi l’articolo 1, punto 4, “La coltivazione delle piante di Cannabis ai fini della produzione di foglie e infiorescenze o di sostanze attive a uso medicinale è disciplinata dal decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, che ne vieta la coltivazione senza la prescritta autorizzazione da parte del Ministero della salute“. Quindi queste parti della pianta stanno nel testo unico sugli stupefacenti, come fossero sostanze stupefacenti o fonte di queste.

Per un comparto che è già regolato da norme ambigue e ricche di vuoti (in questo inserisco proprio la legge 242 del 2016 – link), un simile decreto potrebbe creare situazioni molto spiacevoli.

La Canapa industriale ha presenza residuale di THC, l’unico elemento psicotropo, secondo i termini di legge, quindi nulla c’entra con gli stupefacenti, neppure da lontano.

Eppure in Parlamento pare si diano i numeri, forse tirati da diverse concezioni ideologiche, contrattazioni/compromessi tra partiti. Nulla a che vedere con la corretta regolamentazione di un settore economico.

In precedenza (link all’articolo) ho dato spazio alla posizione ferma e comune presentata dalle le associazioni Canapa Sativa Italia CSILacanapaciunisceHrd-Ong Resilienza Italia OnlusSardinia CannabisSativa Molise (link pagina Facebook).

Questa volta ho scelto Luca Fiorentino, imprenditore del settore Cannabis Light, amministratore di Cannabidiol Distribution.

Premetto ancora che avevano preso posizione chiara anche Federcanapa,  CIA-Confederazione Italiana Agricoltori e Agrinsieme (Cia-Agricoltori italiani, Confagricoltura, Copagri e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari) e l’Associazione florivivaisti italiani avevano preso posizione prima della ratifica del documento ministeriale da parte della Conferenza Stato-Regioni:

“[…] il decreto sancirebbe un’ingiustificata ed anacronistica limitazione per gli agricoltori italiani che si vedrebbero costretti a rinunciare alla possibilità di destinare le produzioni di foglie e infiorescenza da varietà a basso THC alla produzione di aromi, sostanze attive non psicotrope, semilavorati per la cosmesi, rinunciando alla parte di pianta in cui risiedono le principali proprietà officinali […]”.

“[…] è un passo importante per il settore delle erbe officinali, che attendeva da tempo il completamento del percorso normativo dedicato. Tuttavia, esprimiamo rammarico per il fatto che il testo non preveda in modo specifico l’uso officinale dell’infiorescenza di canapa industriale”.

In primo piano, l’avvocato Giacomo Bulleri

L’avvocato Giacomo Bulleri, esperto ben noto e stimato nel settore, ha espresso la sua lapidaria perplessità: “Ennesima occasione persa per il settore canapa in controtendenza con le evoluzioni a livello europeo. Senza un intervento chiarificatore vi è il forte il rischio di un’Europa a doppia velocità a scapito della produzione italiana. Cui prodest? Che sia giunto il momento di provocare un Kanavape case italiano?“.

Le reazioni del settore produttivo, dopo l’emanazione del documento ministeriale, non si sono quindi fatte attendere. Devo riconoscere – con mio rammarico – che i protagonisti della produzione e della lavorazione della Canapa sono tornati a dividersi in opposte fazioni visto che altri affermano che tutto è rimasto come prima, nulla di nuovo sotto al cielo sotto l’aspetto operativo.

La parola a chi opera nel settore – Luca Fiorentino

Articolo completo su Canapa Oggi (link)

Domanda – Come al solito siamo in piena confusione tra forze centrifughe che spingono verso differenti direzioni. Prima di tutto ci vuole un inquadramento esatto che riporti il settore italiano della Canapa a ragionare in maniera univoca e senza illusioni o deviati da “simpatie”.

Luca Fiorentino

Luca Fiorentino – Dunque, alla luce del decreto interministeriale di mercoledì scorso approvato in conferenza tra Stato-Regioni, che mira a definire tra i Ministeri l’elenco delle specie di piante officinali, credo sia necessario fare una riflessione oggettiva. So che tutti vorremmo sentirci dire che nulla è cambiato e che non rischiamo niente nel produrre e commercializzare infiorescenze, io in primis, ma purtroppo non è più – del tutto – così. Una riflessione obiettiva, prima o poi, dobbiamo farla. Indifferentemente da ciò che vorremmo leggere o sentirci dire.

DOM. – Quindi, qual è il quadro della situazione?

LF – Dire che nulla è cambiato è esagerato. Proprio come sono esagerati alcuni titoli allarmistici di senso opposto. Cerchiamo di essere obiettivi senza minimizzare o radicalizzare – da una parte e dall’altra – la situazione, per il bene di tutte le imprese del settore. Vero è che un decreto interministeriale non modifichi una legge Nazionale ma altrettanto vero è che da domani, le Procure che fino a ieri sequestravano senza una valida ragione giuridica, da oggi si sentiranno più legittimati nel farlo.

DOM. – Quali situazioni precedenti si potrebbero ripetere, anzi, moltiplicare?

LF – Basta prendere d’esempio il modus operandi delle forze dell’ordine in Sardegna, a mio parere non degno di uno Stato di Diritto: blitz con mitra nelle aziende, sequestri di tutta la merce e delle piante in campo prima di effettuare analisi e in alcuni casi, custodie cautelari. Immaginiamo oggi, alla luce di questo decreto interministeriale, questi “sceriffi proibizionisti” quanto si sentiranno legittimati nel muoversi tra blitz, sequestri e quant’altro.
Capisco il fatto di non fare allarmismo, ma non possiamo sostenere che nulla sia cambiato. Voglio ricordare a chi sostiene che nulla -di fatto- sia cambiato, che questo non è un gioco… è che, scusate l’espressione, il culo è il nostro.
Prima di gridare che NULLA sia cambiato aspetterei un attimo: la sfera di cristallo non ce l’ha nessuno.

DOM. – Come uscire da questa sorta di vicolo cieco ottenendo, in contemporanea, chiarezza sul punto?

LF – Semplice, stiamo chiedendo ad alcuni nostri referenti politici di fare un’interpellanza parlamentare al ministro dell’Agricoltura per chiarire sotto quale norma, da oggi, rientrano i fiori di canapa coltivati non per fini officinali.

DOM. – Alcuni membri del M5S sostengono con forza che nulla sia cambiato. Come lo spieghi e, soprattutto, per quale motivo?

LF – Sostengono questa tesi per difendere il lavoro (non) fatto con le associazioni di categoria e per preservare le loro vecchie posizioni da paladini del settore. Hanno fatto tante, troppe promesse al comparto produttivo italiano della Canapa. Peccato che dopo cinque anni di promesse, oggi siamo arrivati a tutto questo. I loro pessimi risultati stanno venendo a galla e l’unica strada che hanno per difendersi agli occhi del settore è quella di minimizzare la questione, dire che nulla è cambiato.
Oppure, peggio ancora, come Filippo Gallinella (M5S), presidente della Commissione Agricoltura alla Camera, che vuole venderci pubblicamente le ultime “novità” come una grande vittoria per il settore. Evidentemente certi personaggi pensano che siamo tutti scemi.
Ci sono molteplici altri politici, di altri partiti, che hanno accolto e rilanciato la nostra preoccupazione. Molto più credibili. E con alcuni di loro stiamo lavorando per agire in Parlamento, redigere interrogazioni e compiere il necessario.

DOM. – Da oggi si potrebbe continuare con la vendita delle infiorescenze?

LF – Certo, facendo riferimento alla 242/2016… non possiamo spegnere un’intera filiera. Però dobbiamo essere consapevoli che in caso di nuovi sequestri, l’assoluzione da ogni imputazione non sarà scontata.

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