“Lazio in Movimento”, i vini di questo particolare Centro d’Italia (parte 2 sui campioni presentati allo scorso Vinòforum)

Non so se ricordate la prima puntata sull’evento Vinòforum in cui parlai dei vini bianchi laziali e della degustazione organizzata da Lazio in Movimento (link sito web). Per rinfrescarvi la memoria metto qui il link a quel mio articolo perché adesso ho intenzione di proseguire con la presentazione dei vini di rilievo che arricchirono quella serata… meglio tardi che mai!

Oltretutto, per le festività di fine 2021 tutto questo potrebbe rappresentare un ottimo spunto per arricchire le vostre tavole imbandite anche con un vino all’altezza. Tra prima e seconda parte di questa rassegna, avrete una bella scelta.

Premetto sempre che quando inserisco delle descrizioni sensoriali sul profumo e sul gusto, racconto un’esperienza personale all’assaggio, non è una “Bibbia descrittiva” e non si tratta di un linguaggio “sacerdotale”.

Tutti abbiamo nostre esperienze di vita, di sapori e di profumi. Lo stesso vino potrebbe suscitare in voi altri ricordi e differenti sentori rispetto ai miei, anche se accosteranno sempre elementi simili per esprimere lo stesso senso acidulo, di freschezza, di dolcezza, di terreità, di fruttato, di floreale e tanto altro.

Gli altri vini memorabili da “Lazio in Movimento” a Vinòforum (parte 2)

“BIBI” una Malvasia del Lazio in purezza (un IGT) e a regime biologico, frutto del lavoro dell’azienda Etruscaia (link sito web) di Tarquinia. Si tratta di un vino fresco, sapido, dal gusto persistente e dalla facile bevibilità che accarezza la bocca con note di frutta esotica.

Azienda nata nel 2008, in origine un progetto sperimentale realizzato con con l’Università di Pisa che ha curò l’impianto di vari cloni di uva da vino, sia bianco che rosso, registrando le specificità di ogni pianta risultante sotto due aspetti, la resa vegetativa e la successiva vinificazione.

Etruscaia esprime la sua vocazione alla produzione di vini bianchi, rossi e rosati da vitigni locali curati nei terreni di questa stessa realtà vitivinicola.

Rendendo onore al suo nome, la vera e propria cantina è stata realizzata secondo i modelli architettonici dell’antico popolo etrusco seguendone anche i materiali a cominciare dai muri in tufo.


L’etichetta “LIBENTE”, annata 2019 – in attesa di certificazione biologica -, viene dalla Emiliano Fini viticoltore (link spazio web), un vino da vitigno Malvasia Puntinata in purezza (come per altri suoi vini dove viene utilizzato il Grechetto). L’azienda, zona Aprilia, si trova nei Castelli Romani, ai piedi del grande apparato vulcanico dei Colli Albani. Il terreno ha quindi una caratterizzazione tipica di materiale espulso ed estruso dagli antichi vulcani di zona.

Il nome Libente riunisce i nomi del vento di Libeccio e del vento di Ponente che, arrivando dal mare, accarezzano le colline dove risiedono le vigne. Ma c’è anche un chiaro richiamo all’aria verdiana “Libiamo, libiamo ne’ lieti calici […].

Malvasia puntinata raccolta a mano, poi i grappoli vengono sottoposte a pigiadiraspatura (spremitura dell’uva e separazione del mosto dai raspi), poi raffreddate prima della macerazione pre-fermentativa a freddo e successiva pressatura soffice che precede la fermentazione in acciaio a temperatura controllata, la successiva maturazione per sette mesi su fecce fini in vasche di cemento e l’affinamento in bottiglia.

Al gusto, note minerali vista la natura dei suoli in vigna, accompagnate da sentori di agrumi, bouquet di fiori bianchi, delicate erbe aromatiche.


NETHUN” è invece la creazione dell’azienda Muscari Tomajoli (link sito web) (rifondata dall’ammiraglio Sergio Muscari Tomajoli nel 2007). Realtà che in questa rassegna di produzione vitivinicola segna un ritorno all’area produttiva del vino laziale che fa capo a Tarquinia e Viterbo, su terreni argillosi e calcarei. In pratica, è il punto più a nord della tradizione laziale dei vini.

Il Nethun – nome derivato dall’etrusco Nethuns, divinità dei pozzi e poi delle acque e del mare – è un Vermentino in purezza (biotipo còrso, da Sartene), prodotto in biologico, raccolta manuale dei grappoli nella prima parte di settembre, criomacerazione di uve intere in pressa, poi il mosto viene collocato in decantazione statica (72 ore) a freddo(5°C). Fermentazione con temperatura controllata, successiva conservazione “per 6 mesi sulle fecce fini riportate in sospensione grazie a numerosi bâtonnage. Il vino matura per 6 mesi in acciaio ed altri 4 in bottiglia”.

Un vino molto fresco, sapido e asciutto in bocca e lieve sentore di agrumi al naso e al palato.


ATREO anno 2018, ecco il vino della Tenuta Santi Apostoli (link spazio web dedicato alla cantina), produzione biologica da vitigno Vermentino, un Lazio IGT.

Vigneti estesi su circa 17 ettari in collina, terreno lavico in area Frascati. Vendemmia a settembre.

Vino molto sapido e con forte mineralità al palato, capace di dare grande freschezza in bocca e acidità carezzevole a chiusura della degustazione.

La tenuta offre tutto un mondo legato al gusto e alla natura quindi, dalla cucina (con attenzione alle esigenze di celiaci, vegani, vegetariani e per chi ha intolleranze) ai paesaggi che fanno da cornice al tutto.


BELLONE 2020 appunto da vitigno Bellone (chiamato anche Cacchione – tipico dell’area compresa tra Aprilia, Anzio e Nettuno), versione “non filtrato”: un vino di grande struttura prodotto e curato dall’azienda I Pampini (link sito web) che si trova in località Acciarella a Latina a un paio di chilometri dal mare.

Vigneti estesi su sette ettari, soprattutto per questo vino nella zona compresa tra Tor Caldara a Torre Astura, Uve raccolte a mano verso la metà di settembre, mosto messo a fermentare in serbatoi d’acciaio a temperatura controllata. Dopo in decantazione e affinamento in bottiglia.

Nota minerale evidente e molto fresca in bocca, con un senso lieve di mandorla amara come retrogusto, il tutto preceduto al naso da note d’erba e delicati sentori floreali.


FRASCATI SUPERIORE (DOCG) dell’Azienda Gabriele Magno (link spazio web) di Grottaferrata. Realtà vitivinicola che ha un lungo passato, risalente al 1870 quando i Magno acquistarono l’azienda agricola La Torretta.

Nel tesoro di questa realtà, vigneti molto antichi (dall’età che arriva anche al mezzo secolo), esposti alle brezze marine che mantengono asciutte le piante.

I vitigni sono al 75% Malvasia Puntinata e il 25% di Trebbiano. Vigne su colline a 300 metri sul livello del mare, terreno di natura prettamente vulcanica, esposizione Sud-Ovest.

Raccolta dell’uva a metà ottobre e oltre Vinificazione con pigiatura soffice, poi 3 mesi di affinamento sulle fecce, fermentazione in acciaio a temperatura rigorosamente controllata.

Il vino, ben strutturato, lascia un retrogusto di mandorla amara, ma fresco, con un tocco di agrumi ed estremamente gradevole. Il tutto è preceduto da una sollecitazione al naso che ricorda frutti gialli come la susina, ma anche il fiore della ginestra.


Unico vino rosso in questa rassegna sul Lazio vitivinicolo (a voi raccontata in questo e nel precedente articolo), il “VIOLO” della Cantina Morichelli (link sito web) che produce vino a Trevignano Romano, sul lago di Bracciano e su suoli vulcanici.

Vitigno Violone (autoctono) in purezza, vigne in località Fonte Termine, raccolta manuale dell’uva nella seconda metà di settembre.

Fermentazione sulle bucce dai 10 ai 15 giorni, fermentazione malolattica (trasformazione dell’acido malico in acido lattico) spontanea. Affinamento in barrique di secondo passaggio per 12 mesi (dominando l’eccesso di tannini), più altri 4 in bottiglia.

Profumo intenso di frutti rossi appena aperta la bottiglia e col l’ossigenazione, il naso viene sollecitato da una gamma più distinguibile che va da qualcosa che richiama i frutti di bosco, il gelso e la mora insieme a note speziate dolci e aromatiche.

Tannino deciso in bocca, un richiamo inconfondibile a qualcosa di simile al tabacco misto a una punta di cacao con retrogusto fruttato.

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