Antonio Veneziano, il “Petrarca siciliano”, incarnazione di fierezza, passione, voglia d’avventura e di cantare l’Amore in Lingua Siciliana

“Non è xhiamma ordinaria, no,

la miaè xhiamma chi sul’iu tegnu e rizettu,

xhiamma pura e celesti, ch’ardi ‘n mia;

per gran misteriu e cu stupendu effettu.

Amuri, ‘ntentu a fari idulatria,

s’ha novamenti sazerdoti elettu;

tu, sculpita ‘ntra st’alma, sì la dia;

sacrifiziu lu cori, ara stu pettu”.

“No, la mia non è fiamma ordinaria,

è una fiamma che sol’io possiedo e controllo,

una fiamma pura e celeste che arde in me;

da un grande mistero e con stupendo effetto

l’Amore, desiderante d’adorare icone,

è diventato sacerdote un’altra volta;

tu, scolpita dentro quest’anima, sia la dea;

il mio cuore è il sacrificio, il mio petto è l’altare”.

Ritratto di Antonio Veneziano dipinto da Salvatore Giaconia (1825-1899) – Comune di Monreale

Sono versi di Antonio veneziano, il “Petrarca siciliano” – per alcuni aspetti anche un “Cyrano de Bergerac siculo” – poeta del XVI secolo nato a Monreale, fiero del suo infiorettare versi in Siciliano.

Personaggio mai domato, nella sua vita si trascinò appresso qualche problemuccio sia in famiglia che con altri, anche l’accusa per un omicidio ma dalle circostanze non chiare, poi una fuga d’amore. Fu fatto anche prigioniero da pirati algerini e dopo, a Palermo, ricoprì anche cariche importanti. Nel 1588 fu arrestato per un suo scritto contro il governo e conto il Viceré don Diego Enriquez de Guzman conte d’Alba.

Era un perfetto mix del cavaliere leggendario appartenente al 1500, personaggio fatto di passioni mescolate a una gran voglia di avventure e di imprese, un gentiluomo con un tocco di furfante, dotato di parola eloquente e affascinante, abile scrittore. Il tutto in salsa siciliana. Uomo molto colto, conoscitore di lingue, compreso l’Ebraico, il Latino, lo Spagnolo.

Concluse la sua vita in prigione, a Palermo, nel carcere del Castello a Mare: il maniero fu distrutto da un’esplosione delle polveri custodite nell’armeria (estate 1593). Leggenda narra che tra le rovine fumanti sia stato ritrovato il corpo di Antonio Veneziano e, cosa particolare, in una mano stringeva un grappolo d’uva.

Vita avventurosa la sua, fu amico di Miguel de Cervantes Saavedra che conobbe in prigionia ad Algeri catturato da pirati barbareschi (1578) dopo essersi imbarcato al seguito di don Carlo Luigi d’Aragona Tagliavia, duca di Terranova, principe di Castelvetrano: una successiva relazione (1674) stilata da don Pietro Antonio Tornamira, racconta come otto galeotte algerine accerchiarono e catturarono due galere siciliane – parte della squadra navale di don Carlo – mentre stavano navigando verso la Spagna nell’anno di grazia 1578; in una di queste navi, la galera Sant’Angelo, stava appunto il poeta siciliano.

Sussiste però l’ipotesi che i due si conoscessero già nel 1574, quando Cervantes soggiornò a Palermo. Nel 1580 Cervantes e Veneziano furono liberati: nel caso del siciliano, la cosa fu possibile grazie al riscatto pagato dal Senato di Palermo.

I due poeti si somigliavano molto: irrequieti, colti, amanti della letteratura e dell’arte dello scrivere, ricolmi della voglia di scoprire, di incantare e di amare.

Veneziano era partito partecipando alla spedizione marinara in modo da lasciarsi alle spalle quell’accusa di omicidio che lo vedeva coinvolto insieme al fratello Nicolò, anche se poi, dopo una prima incarcerazione e un momento d’esilio, la grande eloquenza di Antonio gli valse la decadenza di ogni accusa. Però lasciare la Sicilia in quel momento gli serviva anche per liberarsi del destino verso la carriera ecclesiastica decisa per lui da uno zio arcidiacono.

Cervantes dedicò un’epistola al suo amico Antonio, ma non solo. L’autore del Don Chisciotte ammirava Veneziano e ne scrisse anche in una novella, la “El amante liberal”. In un tratto di quest’opera il poeta e scrittore spagnolo dipinse questo prigioniero siciliano come abile autore di splendidi versi che riuscivano a evocare in maniera magistrale la bellezza della sua donna, Celia, figura per certi versi leggendaria che, secondo ipotesi storiche e letterarie, sarebbe riconducibile a più donne: non c’è certezza sulla sua vera… possibile identità (forse la la Viceregina di Sicilia?).

1 – “In ogni locu m’imaginu e criju

per mio confortu ritrovarci a tia:

ma quandu, ohimè, m’addugnu poi e m’avviju,

cosa non trovu chi comu tia sia.

Perchí, si per l’ardenti e gran disiju

ccà e ddà mi fingiu chiddu chi vurria,

sai chi su’ tutti li cosi chi viju?

Figura tua di terra e tu la dia”.

“In ogni luogo immagino e suppongo

per mio conforto ritrovarti:

ma quando, ohimè, me ne accorgo e poi mi ravvedo

non trovo cosa che come te sia.

Perché, se per ardente e gran desiderio

qui e là immagino ciò che vorrei,

sai che sono tutte le cose che vedo?

Immagine tua terrena e tu la dea”.

4 – “Naxxi in Sardigna un’erba, anzi un venenu

chi, cui ‘ndi gusta, di li risa mori;

né antitodi ci ponnu di Galenu,

né d’Esculapiu incantati palori.

Cuss’iu, senza rimediu tirrenu,

unu su’ intra e n’autru fori;

su’ tuttu mestu e mustrumi serenu:

la vucca ridi e chiangimi lu curi”.

“Nasce in Sardegna un’erba, anzi un’erba velenosa

e chi l’assaggia muore dalle risa;

né hanno efficacia controveleni di Galeno,

né le magiche parole di Esculapio.

Alla stessa maniera, senza alcun rimedio umano,

io sono in un modo nell’interno e diverso nell’aspetto;

sono del tutto triste e mi dimostro sereno:

la bocca sorride e piange il mio cuore”.

63 – “La memoria lu siłłya

È la memoria mia la mia nimica

e pari di li cari amici stritti;

mai non mi lassa senza pena e dica

quandu intra l’alma ogn’autra doghia zitti.

Illa è chi ciuscia lu focu e nutrica,

ricurdandumi l’occhi in cui mi vitti;

e nd’ha ragiuni, forza è chi lu dica,

chi giustamenti amai, ma fausu critti”.

“La memoria gli dà noia.

È la memoria mia la mia nemica,

e, così pare, degli amici più cari;

non mi lascia mai senza dolore e senz’affanno,

anche quando dentro l’anima tace ogni altro dolore.

È lei che soffia sul fuoco e lo nutre,

ricordandomi gli occhi in cui mi vidi;

e ne ha ragione, è mio dovere dirlo,

che amai giustamente ma credetti il falso”.

Antonio Veneziano, dal Libru Primu-Libro Primo dell’opera La Celia

Nella sua composizione Antonio Veneziano adotta un metro che è l’ottava siciliana a rime alterne – senza la rima baciata finale della normale ottava narrativa – ognuna espressa come componimento autonomo o “canzuni-canzone”. Queste ultime sono riunite in più raccolte come l’opera La Celia.

Dalle note storico-enciclopediche dell’Enciclopedia Treccani,Scrisse eleganti epigrammi latini e prose volgari, ma gli diedero maggior fama le improvvisazioni in dialetto siciliano. Lasciò, tra l’altro, 290 strambotti in lode della sua donna, la Celia; tre poemi d’argomento equivoco; quattro Trionfi, di cui uno in spagnolo; intermezzi poetici per commedie; sacre rappresentazioni”.

“Omeru nun scrissi pi grecu chi fu grecu, o Orazziu pi latinu chi fu latinu?

E siddu Pitrarca chi fu tuscanu nun si piritau di scrìviri pi tuscanu, pirchì ju avissi a èssiri evitatu, chi sugnu sicilianu, di scrìviri pi sicilianu?

Haiu a fàrimi pappagaddu di la lingua d’àutri?”.

“Non scrisse Omero che fu greco in greco, o Orazio che fu latino in latino?

E se Petrarca che fu toscano non si peritò di scrivere in toscano, perché dovrebbe essere impedito a me, che son siciliano di scrivere in siciliano?

Dovrei farmi pappagallo della lingua d’altri?”.

Antonio Veneziano

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Rieccomi! A proposito di autori siciliani, hai scritto dei post anche su Verga? E’ il mio scrittore preferito in assoluto! 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Giuseppe Grifeo ha detto:

      Rieccoci anche io nei commenti, sono stato assente anche sui blog di altri per un periodo personale un po’ complesso. Tornando a noi, no, su Verga non ho ancora scritto nulla. Per adesso sto cercando di concentrarmi su realtà meno note conciliando gli approfondimenti con lunghezze di articoli conciliabili con i desiderata dei lettori via web: un bell’esercizio di condensazione dei contenuti cui ero comunque già abituato per il mio lavoro in radio e in quotidiani

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      1. Giuseppe Grifeo ha detto:

        In tarda giornata ti farò visita sul blog 😉

        Piace a 1 persona

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