Come non credere che Roma sia la capitale più sporca al mondo quando i rifiuti sono a mucchi anche in strade-vetrina del centro storico?

Non sto qui a rivangare i particolari della triste classifica stilata dalla rivista “Time Out” che, dopo un sondaggio su migliaia e migliaia di persone (link all’articolo – non è una fake news), ha collocato Roma come la capitale più sporca del mondo, seguita da Bangkok e New York (che capitale non è, ma la “Big Apple – Grande Mela” ci stava bene in lista). Oltretutto, fra le 37 migliori città comparse nella classifica di Time Out, una sorta di hit-parade mondiale, Roma è solo 33esima: poco edificante, superata da città come Johannesburg, Miami, Pechino, Milano, Lisbona, Città del Messico, Sydney, Porto, Manchester, San Francisco (la prima in assoluto), solo per citarne alcune.

Purtroppo, l’evidenza dei fatti conferma o supera la realtà espressa dalle inchieste-sondaggi: è stato deprimente girare per il centro capitolino domenica 19 settembre 2021. Spazzatura ovunque, cestini traboccanti, robaccia buttata a terra insieme a rifiuti organici destinati al disfacimento.

Non ho percorso stradine secondarie o di poca importanza. Qui inserisco un flash su via delle Coppelle, strada non grande, ma di prestigio, che connette l’area del Pantheon a quella di Palazzo Madama (Senato) trasformandosi in via Sant’Agostino, incrociando via della Scrofa, diretta verso piazza Sant’Apollinare, via molto percorsa da turisti nazionali ed esteri. Lì si aprono anche ristoranti di pregio e bei negozietti, anche gioiellerie. “Godetevi” le foto…

In breve, avevo appuntamento alle 12 a Palazzo Braschi per visitare il Museo di Roma. Lasciata l’auto al Parcheggio sotterraneo di Villa Borghese, poi ho continuato a piedi e di corsa attraversando piazza di Spagna e altre vie. Operazione resa difficilissima ai pedoni visto che solo per alcuni varchi era possibile attraversare il percorso-serpente della Maratona di Roma che ha avviluppato strade, vie, piazze tagliando in due la città dai Parioli a Piramide zigzagando anche per il centro storico.

Corro, corro, corro, pantaloni e camicia leggerissima… ma il sudore inizia subito a presentarsi, poi a colare. Tutta salute, è vero, faccio movimento, ma era meglio mettersi in tenuta sportiva pur dovendo andare in un museo? Umidità altissima più che la temperatura: sembrava di essere in una sauna tiepida.

Sorpasso gli ostacoli alla libera circolazione pedonale, due chilometri camminando con grande rapidità con l’ultimo stop al terzo incontro con il percorso sigillato della maratona presente anche a piazza Navona. Finalmente arrivo all’ingresso del Museo, su piazza di San Pantaleo.

Lungo il mio tragitto ho visto flash di orrore, di sporcizia, ma avevo poco tempo nella fretta accaldata e sudata tesa ad arrivare in tempo all’appuntamento.

Al ritorno ho potuto guardarmi intorno e fotografare con più calma.

Ho voluto fare tre scatti su un punto, in via delle Coppelle, foto che fossero emblematiche della situazione. E che nessuno dica che a riversare quei rifiuti sulla strada sono stati gabbiani e altri animali che hanno portato lì i sacchi lacerandoli: via troppo trafficata da umani perché animali si dessero da fare. Se questo è avvenuto è perché quei rifiuti stavano lì da tempo, almeno dal giorno prima. Solo in ore solitarie, durante la notte, possono essere state possibili incursioni di animali in cerca di cibo.

Ma poi, vasi studiati apposta per contenere piante decorative, sono diventati pattumiere.

È mai possibile che in strade-vetrina la spazzatura debba ristagnare per un giorno intero se non di più? Lasciata sparsa tra gli storici sampietrini?

Ho scritto quanto dovevo.

P.S.: dimenticavo un’ultima riflessione, appena accennata. Queste le condizioni nel centro storico. A chi non è pratico di cose romane, lascio immaginare cosa avviene in zone più lontane e non necessariamente periferiche. Ora ho veramente completato la panoramica.

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