Quando anche una donna è violenta: piazze del divertimento, amici tutti insieme, si beve e si scherza, ma fate attenzione…

Da tempo non c’è più un genere specifico che caratterizza chi picchia, chi rapina, chi ti manda all’ospedale anche solo per impadronirsi del tuo cellulare. Me ne sono accorto in anni di comunicati stampa dai comandi dei carabinieri, dalle questure, in netta prevalenza da Roma e da contatti diretti con le Forze dell’Ordine. L’ultimo episodio è avvenuto a Roma, in piazza Trilussa: protagoniste due ragazze di 18 e 16 anni che hanno pestato forte due studentesse di 19 anni mandandone una in ospedale.

Calci e pugni senza pietà per appropriarsi dei cellulari delle due vittime. Donne che per impadronirsi di un oggetto, diventano molto violente su altre donne.

Naturalmente, in questa tipologia di episodi, le predatrici-predatori seriali o casuali (rarissimi i casi di “novizie-i”) vanno a colpire dove c’è folla, nei cosiddetti luoghi della “movida”.


Fenomeno montante questo delle donne violente, non in termini quantitativi, ma nella forza messa in azioni violente. L’ultimo rapporto della direzione centrale della Polizia Criminale, “Donne e criminalità. Analisi dei reati commessi dalle donne e della detenzione femminile negli istituti penitenziari”, pur evidenziando un piccolo calo generalizzato per le detenzioni nel 2020 (sia per gli uomini che per le donne) a causa della pandemia, descrive però le donne in un ruolo sempre più forte e determinante nelle organizzazioni criminali, nella mafia e similari. Rispetto al totale, rimangono ancora ai margini per i reati più violenti: 69 donne nel 2019 per omicidio volontario e 50 nel 2020.

Un fenomeno sociale reale che va al di là di quanto descritto, per esempio, da “Relazioni brutali” (editore Il Mulino), libro su “Genere e violenza nella cultura mediale” che mette nero su bianco la violenza contro le donne, ma anche la violenza adoperata dalle donne “nella loro copertura mediale“: analisi tra cronaca, rappresentazione filmica, media, musica, fatta da Elisa Giomi, insegnante di Sociologia della Comunicazione e dei Media all’Università Roma Tre e Sveva Magaraggia, docente di Metodi di Ricerca qualitativa all’Università di Milano Bicocca.

Dal volume le autrici fanno vedere come sia difficile che emerga la figura delle donne violente se non quando è adattata e “travestita”. Quando questa rappresentazione viene fuori, o sono pazze o sono cattive, dei veri mostri… agendo come non fossero donne: non sono vere donne.

Perché? La donna secondo tradizione plurimillenaria è tale in quanto donatrice di vita, dedita ai sentimenti e alla cura degli altri. Per retaggio culturale la donna non può essere portata a sopraffare, essere violenta, sopprimere. Anche se non mancano esempi dalle leggende più antiche e precristiane.

In caso di emersione di una rappresentazione sulla vera natura violenta di alcune donne, le caratteristiche tradizionali dei due generi si confonderebbero, femminile e maschile si compenetrerebbero mescolandosi. Di solito questo non può essere accettato perché crea disorientamento, confusione.

La realtà è diversa, va oltre le convenzioni consolidate, sta cambiando. Ma non voglio esagerare prendendo spunto solo da un unico fatto di cronaca. Oltretutto il tema è complesso. Si badi bene, non mi sto riferendo al fenomeno dei comportamenti violenti di donne su uomini. La mia sottolineatura è sulla violenza a prescindere, sui reati commessi, quelli su altre donne ecc.

Comunque, questo mio spazio non basta a esaurire un’analisi particolareggiata.


Tornando all’episodio di cronaca cui faccio riferimento, questo è avvenuto nel passaggio tra il pomeriggio e la sera dell’11 settembre 2021, mentre i carabinieri facevano i normali controlli a Trastevere.

Piazza Trilussa è sempre stata molto affollata, ragazzi che si divertono, scherzano, rari i casi di mascherine indossate (già da maggio scorso). Birra, vino, sigarette, risate. C’è una gran voglia di normalità. Lo comprendo perfettamente.

Poi ci sono i “predatori” che si aggirano in questa massa per isolare le vittime e derubarle, anche di fronte ai tanti giovani che stanno lì a divertirsi.

Tutto questo a prescindere che sia piazza Trilussa, ultima propaggine di Trastevere, affacciata sul Tevere e sul ponte pedonale che porta sull’altra riva, verso Campo de’ Fiori (ad altissima concentrazione di locali e divertimento).

Ogni luogo in cui le persone si concentrano, rappresenta un ottimo mare in cui fare scorpacciate di vittime, di quel che hanno in tasca o nelle borse. Sotto questo aspetto nulla è cambiato nel trascorrere delle epoche.

Questi ladri spietati hanno gioco facile anche perché molti intorno a loro hanno già bevucchiato un po’, ragazze e ragazzi non stano molto attenti a quel che accade intorno, a chi si avvicina.

Semmai, quel che lascia sconcertati è che, ad aggressione in corso e conclusa, tutto avvenga nella folla dei frequentatori di questi spazi cittadini. Le reazioni degli “spettatori” sono rarissime.

Nel caso dell’11 settembre, le due ladre-picchiatrici romane di 18 e 16 anni avevano anche un complice. In qualche modo, dopo l’assalto, le studentesse rapinate, pur cosparse di lividi e ferite, sono riuscite a chiamare soccorso.

Sono arrivati subito i carabinieri della Stazione Roma Bravetta. In pochi minuti di ricerca in zona, i militari hanno acciuffato le picchiatrici. Il complice purtroppo no: scomparso tra la folla e i vicoli di Trastevere.

Le giovani criminali avevano addosso quanto avevano rubato, la maggiorenne è stata ammanettata e portata al carcere di Rebibbia. La minorenne è stata inviata al centro di Prima Accoglienza “Virginia Agnelli”.

Alle studentesse-vittime è stato restituito quanto era stato rubato, ma una delle due se l’era vista proprio male durante la rapina. I carabinieri l’hanno accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale “Fatebenefratelli” ed ecco che, per fortuna o per miracolo, nonostante le ferite, non ci sono stati effetti estremi: è stata dimessa con una prognosi di 10 giorni per una contusione allo zigomo e trauma cranico che non ha portato a una commozione cerebrale.

Però, sarebbe bastato un calcio o un pugno in più per causare conseguenze fisiche ben peggiori.

Non è stato l’unico caso. Nella stessa piazza Trilussa, sempre l’11 settembre, un tunisino di 27 anni ha scippato una coetanea di Anzio (senza picchiarla): nella borsa strappata via, uno smartphone costoso, portafogli con soldi, documenti e altro. Il ladro è stato poi catturato e la roba rubata restituita alla ragazza.

A parte la pura cronaca dei fatti, voglio solo invitare i ragazzi a una maggiore attenzione. Bevete pure, divertitevi, ma cercate di proteggervi al meglio, ogni tanto guardatevi intorno. Potete stare sicuri che proprio in quei luoghi dove vi affollerete, saranno presenti quegli “squali” pronti ad approfittare della situazione, a derubarvi, anche a picchiarvi e a farvi molto, molto male.

Attenti a quando vi isolate per tornare alle vostre auto.

Per chi indossa pantaloni, soprattutto per gli uomini, il portafogli dovrebbe essere portato nelle tasche anteriori: esteticamente non bello, ma funzionale.

Evitate di sbandierare i vostri smartphone: se di ultima generazione e costosi, verranno subito riconosciuti dai predatori che tra voi “sono di vedetta”.

Avrete modo di guardarvi le spalle reciprocamente, vero?

… e non illudetevi che un ladro – nonché picchiatore – sia sempre da declinare al maschile…

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