Terrasini, dal 2 al 4 luglio “Carretto – Icona dell’identità siciliana”: antico mezzo di lavoro, simbolo di Sicilia, voglia d’essere nel Patrimonio Unesco

Tre giorni tra dibattiti, mostre, laboratori artigianali, esibizioni canore e folk, opera dei pupi, proiezioni cinematografiche e degustazioni per la manifestazione regionale che celebra l’icona, universalmente riconosciuta, dell’identità siciliana: il Carretto. Tutto dal 2 al 4 luglio 2021, al Museo Regionale Palazzo d’Aumale.

La manifestazione regionale “Carretto – Icona dell’identità siciliana”, progetto promosso e sostenuto dall’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, inizia così la sua prima edizione che sarà ripetuta a cadenza annuale per diffondere la cultura e delle tradizioni legate al carretto siciliano, icona e simbolo al tempo stesso dell’Isola.

L’obiettivo internazionale principale è quello di far ottenere a questo simbolo siciliano il riconoscimento di patrimonio immateriale dell’UNESCO.

Henri Eugène Philippe Louis d’Orleans Duca d’Aumale

⸭ Piccola notazione storica – In precedenza Palazzo d’Aumale era proprietà della Famiglia Grifeo di Partanna, parte del Feudo dello Zucco posto tra i comuni di Montelepre, Giardinello, Terrasini e Partinico. Fu venduto nel 1852 a Henri Eugène Philippe Louis d’Orleans Duca d’Aumale, figlio di Luigi Filippo Re di Francia e di Maria Amalia Borbone-Napoli, nata Principessa di Napoli e di Sicilia. Mentre si trovava nella Capitale partenopea il Duca espresse il desiderio di acquistare una bella proprietà. Furono i Rothschild che vivevano a Napoli, in zona Parco Grifeo, a innescare il contatto: fecero incontrare Henri d’Aumale proprio con i Grifeo. Il passaggio della titolarità del Feudo siciliano andò in porto e il Duca francese poté coronare il suo sogno.

Oggi il Museo Regionale Palazzo d’Aumale (link) ospita un’ampia collezione composta da circa 70 carretti tradizionali da diverse aree della Sicilia. La Biblioteca del Palazzo, sezione distaccata del più ampio Polo museale regionale Palazzo Riso di Palermo, custodisce una ricca documentazione che è stata vitale al grande lavoro di ricerca e approfondimento portato avanti da Domenico Targia, direttore del Parco Archeologico di Tindari, di concerto con il personale bibliotecario.

La ricerca ha dato nuova luce a figure artigianali e artistiche da sempre fondamentali per la creazione dei carretti siciliani, affermatisi già dal 1800, tutte da valorizzare durante la manifestazione dando rinnovata dignità a coloro che ancora oggi sono attivi nel settore.

Quindi, Maestri d’ascia e carradori, fra i quali intagliatori, maestri fabbri, decoratori, pittori, costruttori di finimenti, usciulari (ovvero costruttori di boccole) non ultimi cuntastorie e pupari, artigiani e artisti connessi con l’essenza del carretto siciliano.

Da sottolineare che questo mezzo di trasporto aveva applicazione pratica nel lavoro dei campi e delle colture nell’Isola, ma il suo aspetto veniva esaltato da intarsi, sculture, pitture che si richiamavano alla tradizione delle storie dei paladini, delle tradizioni popolari e religiose: dare l’aspetto più ricco possibile al carretto era anche affermazione di forza anche economica delle famiglie e promozione del proprio lavoro (a fondo articolo un capitolo storico).

«Il patrimonio culturale non è composto esclusivamente da monumenti e collezioni di oggetti ma annovera in sé anche tutte le tradizioni vive trasmesse da chi ci ha preceduto racconta Alberto Samonà, Assessore regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana – Al di là della funzione strumentale di mezzo di trasporto, il Carretto assume, nella nostra cultura, un significato simbolico che attraversa diversi ambiti, per diventare emblema stesso dell’identità siciliana. Rappresentano la Sicilia i colori accesi dei carretti: il rosso del fuoco, il giallo del sole, del grano e dei limoni, il blu del cielo e il verde delle campagne. Strumento ante litteram di promozione, il carretto dipinto, infatti, oltre a dimostrare la ricchezza del proprietario racconta la nostra anima e le diverse manifestazioni della nostra Terra, ma anche quella capacità di relazionarci con il mondo ereditata dai fenici, ai quali dobbiamo l’arte di accompagnare le parole con i gesti. Recuperare il valore e la funzione del Carretto siciliano nella nostra storia, restituendogli il ruolo simbolico che merita, è anche un primo passo verso l’auspicato riconoscimento di patrimonio immateriale dell’UNESCO che porrebbe il Carretto, con le immagini dipinte della storia dei paladini di Francia, come un elemento di immediata riconoscibilità della tradizione siciliana, al pari dell’Opera dei Pupi, già eredità immateriale».

«L’intento di questa manifestazione regionale – sottolinea Domenico Targia, direttore del Parco Archeologico di Tindari, e già direttore del Museo d’Aumale – è quello di fare uscire dall’oblio quel conglomerato di Arti, per troppo tempo considerate minori, che ruotano da sempre intorno all’esistenza del carretto siciliano. Bisogna guardare alla sintesi di queste Arti non più con sospetto e indifferenza, riconsegnando quel valore storico e culturale in cui il popolo siciliano si è da sempre riconosciuto e viene identificato in tutto il mondo. Gli esempi e i rimandi che, in primis, la moda internazionale diffonde oggi sulle passerelle più importanti, riscuotendo grande apprezzamento, grazie all’attenzione di artisti come Dolce&Gabbana, affondano le loro radici negli esemplari custoditi in ogni angolo della Sicilia, patrimonio per eccellenza dell’identità dell’Isola, fatto di colori, immagini, rappresentazioni, arte della parola e paziente lavoro artigianale che non deve scomparire».

La manifestazione “Carretto – Icona dell’identità siciliana” e il suo programma

Al centro dell’evento di Terrasini dal 2 al 4 luglio 2021, sarà quindi il carretto siciliano, già iscritto al REIS (Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia) e in attesa di intraprendere il  percorso per il conseguimento del riconoscimento Unesco, quale Patrimonio dell’umanità.

Ricca la serie di attività programmate, tutte realizzate in collaborazione con diversi comuni e associazioni dell’Isola.

Dibattiti, mostre, laboratori artigianali, esibizioni canore e folk, opera dei pupi, proiezioni cinematografiche e degustazioni che per i tre giorni dell’evento saranno presenti nelle sale, portici e nella corte interna del Museo d’Aumale che sarà esaltato da luminarie artistiche. Gli appuntamenti e le iniziative per questa tre giorni coinvolgeranno pure le vie di Terrasini.

Programma: 2, 3 e 4 luglio

Venerdì 2 luglio, dibattito “La tradizione dei Cantastorie: anima dell’Identità siciliana”, condotto da Franco Occhipinti, per poi proseguire con una degustazione di prodotti tipici, prima dello spettacolo folkloristico alle ore 21 “Canti e Cunti” con “Gli Ultimi Cantastorie”.

Sabato 3, saluti iniziali con Domenico Targia, direttore Parco Archeologico di Tindari, Giosuè Maniaci, sindaco di Terrasini, Luigi Biondo, direttore del Polo regionale Museo Riso di Palermo, Santo Orazio Caruso, sindaco di Aci Sant’Antonio, insieme ai rappresentanti di molti comuni siciliani come Lercara Friddi, Oliveri, Bagheria, Partinico, Castelvetrano, Marsala, Trapani, Vittoria, e Cinisi.

Consegna di un riconoscimento speciale a Nerina Chiarenza, storica pittrice del carretto siciliano.

A seguire dibatti e conversazioni con studiosi, artigiani del carro e maestri pupari sul tema “La storia del carretto siciliano e l’importanza del riconoscimento del REIS”, con la presenza, tra gli altri, dell’etno-antropologo Leoluca Cascio e con le testimonianze dei carrettieri, Gino Castronovo, detto Zu Do’, e  Melchiorre Di Salvo. Tra gli interventi i tradizionali canti dei Carrettieri.

Inaugurazione dei laboratori artigianali presenti nei portici del Museo con la possibilità di visite guidate per tutto il weekend.

Dopo la premiazione del concorso “Sicilianamente” sui temi del carretti e dei pupi siciliani (pittura, fotografia, arti visive), alle ore 18 verrà inaugurata la mostra di pittura “Il rinascimento del carretto siciliano” di Nina Giambona, artista e storica del carretto siciliano.

Per l’occasione la manifestazione si collegherà con la Confederazione Siciliani Nord America, realtà ufficialmente riconosciuta e registrata presso la Regione Sicilia-Assessorato all’Emigrazione, e con la Comunità dei siciliani a Monaco di Baviera. Contestualmente giungerà in visita un gruppo di studenti Erasmus.

Alle ore 21, sul palco allestito all’aperto, nella corte interna di Palazzo d’Aumale, lo spettacolo dell’Opera dei Pupi a cura di Angelo Sicilia.

Domenica 4 luglio, oltre alle attività dei laboratori sotto i portici, si svolgerà l’incontro “Il carretto siciliano nel cinema” (ore 10,30) con proiezioni a tema, originali, provenienti dalle Teche Rai, dal CRID e dal Centro Sperimentale di cinematografia di Palermo. Presenti Laura Cappugi, direttrice del CRID, la dottoressa Selima Giuliano, soprintendente di Palermo, Mario Patanè, critico cinematografico e l’attrice Gabriella Saitta.

Nel pomeriggio Rossella Scannavino presenterà il suo libro “La Terra dei miei ricordi”. A seguire (ore 17,30 – 19) alcuni carretti usciranno dal Museo per sfilare lungo le vie di Terrasini. Il corteo sarà seguito da un gruppo folk che eseguirà i canti del carrettiere.

In serata verranno svelati i nomi degli artisti premiati con i tre riconoscimenti “Identità siciliana. Alle ore 20,30 si esibirà il “Coro Città di Trapani”, a cura dell’Associazione di Canti Popolari.

La prima edizione della manifestazione regionale chiuderà con tre appuntamenti satellite.

Il primo prenderà vita sabato 10 luglio a Paternò (CT), nei locali del Comune e al Museo del Cantastorie.

Il secondo, domenica 12 settembre con varie iniziative come lo spettacolo folcloristico “Canti e Cunti” al Palazzo Riso di Palermo.

La manifestazione si concluderà, domenica 20 settembre, col terzo avvenimento-satellite, a Palazzo d’Aumale, con l’installazione “Una carrettata di libri” (ore 9,30) e il dibattito “Il Carretto Siciliano: Identità e Futuro”, che getterà le basi per l’edizione che seguirà.

Tutti i dibattiti si svolgeranno nella Sala Convegni di Palazzo d’Aumale a cui si potrà accedere in numero contingentato fino ad esaurimento posti (max 50) e nel rispetto delle norme, secondo le disposizioni vigenti in materia di contenimento del Covid-19.

La mostra “Il rinascimento del carretto siciliano” e l’installazione “Una carrettata di libri” saranno visitabili per tutto il mese di settembre.

Il video di presentazione è stato realizzato da “Officina di immagini” di Giorgia Polizzi.

L’ingresso a tutte le attività della manifestazione è gratuito: tutte potranno essere seguite anche in streaming sui canali social Facebook (https://www.facebook.com/carrettoiconadellidentitasiciliana) e Instagram.

Summa storica sul Carretto Siciliano

Da mezzo di trasporto a opera d’arte il passo è stato relativamente breve. La storia del carretto siciliano risale ai primi dell’ottocento, infatti, fino al ‘700, lo scarso sviluppo delle strade nell’isola aveva limitato i trasporti all’utilizzo del solo dorso degli animali.

Dal 1800 giungono le prime testimonianze dei carretti realizzati con ruote molto alte per poter affrontare le “trazzere“, strade fatte da grossi sentieri a fondo naturale, ma anche per collegare, nelle aeree orientali, le miniere ai porti di sbarco. Nell’area occidentale, invece, venivano usati per il trasporto delle uve nei diversi vigneti.

Erano dunque mezzi di lavoro che venivano distinti in: vinaroli, per il trasporto delle vinacce, furmintari, trasporto del grano, e rinaroli, per il trasporto dei materiali quali sabbia.

L’uso diverso, va da sé, declinava variazioni nella struttura ad esempio nelle sponde laterali (i masciddari), più o meno alte.

Oggetto indispensabile nella vita di ogni famiglia vennero ben presto decorati dapprima con immagini sacre, a protezione del carretto stesso, in seguito con nuovi temi introdotti dall’influenza dei cantastorie, che andavano in giro per la Sicilia narrando di cavalieri e di amori.

I santi rimasero presenti, per quanto non furono più i protagonisti principali, e comparvero le prime rappresentazioni delle storie dei paladini e alcune delle scene della “Cavalleria Rusticana”, la novella che lo scrittore siciliano Giovanni Verga dedicò proprio alla nobile figura del carrettiere.

La pittura del carretto aveva anche funzione di protezione del legno, ma pure commerciale, di promozione della propria attività, oltre a dimostrare la ricchezza del proprietario.

La prima descrizione del carretto siciliano risale al 1833 ed è presente nel resoconto del viaggio fatto in Sicilia dal letterato francese Jean Baptiste Gonzalve de Nervo (1840-1897). Rimase un mese nell’Isola per raccogliere materiale utile al suo libro di viaggio. Fu il primo a raccontare di aver visto sulle strade siciliane dei carretti, le cui fiancate recavano l’immagine della Vergine o di qualche santo, derivata dalla pittura su vetro, molto popolare a quei tempi in Sicilia.

Nel 1865 il geografo francese Eliseo Reclus, venuto in Sicilia per osservare l’eruzione dell’Etna, ne lasciò ulteriore testimonianza.

Vent’anni dopo – nel 1885 – anche il celeberrimo scrittore francese Guy de Maupassant venne colpito alla vista di un carretto a Palermo, tanto da definirlo “un rebus che cammina” per l’innumerevole presenza di elementi decorativi presenti, praticamente, su tutta la superficie.

Scrisse Guy de Maupassant: “Quei veicoli dipinti, buffi e diversi tra loro, percorrono le strade, attirano l’occhio e la mente come dei rebus che viene sempre la voglia di risolvere”.

Moltissimi gli elementi che differenziano il carro per le diverse aree di provenienza nell’Isola – da qui la nascita di diverse scuole e famiglie d’arte – non ultimi i colori che, da subito, hanno individuato artigianalità e i luoghi di realizzazione: giallo, rosso cinabro, arancio e verde, i principali, testimonianze dei colori predominanti della Sicilia.

L’incontro tra cunto e carretto siciliano avviene, infine, intorno al 1820.

Se prima i cuntisti, o cunta storie, salivano su una sedia o su un masso per intrattenere il pubblico, con la comparsa dell’Opera dei Pupi i pittori cominciarono a dipingere i carretti con le stesse immagini dei racconti fatti al popolo, diffondendo così le gesta dei personaggi narrati a voce.

Verso la metà del 1900 i nuovi mezzi di trasporto soppiantarono il carretto siciliano nell’ambito del trasporto merci, ma molti esemplari sono rimasti testimonianza della storia e dell’identità siciliana, tanto da essere protagonisti di importanti manifestazioni folcloristiche come la Rietina agrigentina, la cui origine risale al 1739.

La manifestazione regionale “Carretto – Icona dell’identità siciliana”, è un progetto promosso e sostenuto dall’Assessorato regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, realizzato in collaborazione con i Comuni di Terrasini, Aci Sant’Antonio, Bagheria e Paternò e le Associazioni Culturali “Paolo Aiello”, “Gli Ultimi Cantastorie”, “La Piana d’Oro”, l’Associazione Culturale Marionettistica Popolare Siciliana, l’Associazione di Danze e Canti Popolari “Città di Trapani”. E ancora con il concorso della Biblioteca Comunale Claudio Catalfio Terrasini, l’Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa, la Confederazione Siciliani Nord America (CSNA),  l’Associazione culturale “La Sicilia vista dall’Alto” e Prontigen.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. wwayne ha detto:

    Non sono mai stato in Sicilia. Hai dei consigli sui posti da vedere e i ristoranti in cui mangiare?

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    1. Giuseppe Grifeo ha detto:

      Ne ho diversi. Però il primo consiglio è scegliere un’area. La regione è troppo grande per saltare da est a ovest. Quindi la prima scelta è proprio questa, anche per viverla al meglio: l’Occidente siculo, quindi Palermo, Castellammare del Golfo, Trapani, Erice, Marsala, Mazara del Vallo, Selinunte (il parco archeologico della Magna Grecia più grande che ci sia), ci metterei pure Sciacca. In questo percorso ci sono diverse tappe molto interessanti tra mare e interno.
      Poi l’Oriente siculo, quello lavico, col trionfo del Barocco e anche della Magna Grecia, quindi Catania, Taormina, Siracusa, Noto, Ragusa Ibla, l’antica e intatta Villa romana del Casale a Piazza Armerina, la natura con l’escursione in cima all’Etna e alle Gole dell’Alcantara, i piccoli centri abitati lungo la scogliera lavica a nord di Catania, Aci Castello (per la presenza di un Castello originariamente punico e romano su uno sperone di lava sul mare), Acitrezza, Acireale (centro storico di pura bellezza barocca siciliana).
      Non aggiungo altro per adesso, solo che Agrigento si può aggiungerla a entrambi i percorsi e che ho fatto solo una breve summa di quanto c’è di pregio come Enna e il suo Castello dei Lombardi o di Lombardia (la città è proprio al centro dell’isola), la splendida Caltagirone con splendido centro storico e città della ceramica (in provincia di Catania) o Partanna in provincia di Trapani, dove sta il castello che porta il nome della mia famiglia (per 900 anni circa fu feudo Grifeo) e con la sua splendida Chiesa Madre, uno dei vertici del Barocco trapanese.
      Quindi… prima scelta: Est o Ovest? 😁

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      1. wwayne ha detto:

        Grazie mille per la dettagliatissima risposta! Colgo l’occasione per dirti che ho appena pubblicato un nuovo post, in cui parlo proprio di viaggi e rivelo un dettaglio di me che pochi conoscono… spero che ti piaccia! 🙂

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        1. Giuseppe Grifeo ha detto:

          Tra un paio d’ore andrò a vedere ma via pc per avere la migliore visualizzazione. A presto!! E buona Sicilia se andrai

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