Tornato in Italia un tesoro archeologico di quasi 800 pezzi razziati in Puglia e finiti in Belgio: recuperati dai Carabinieri TPC

Per il patrimonio culturale-storico italiano e della Puglia è stato un bel colpo. I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale sono riusciti in un’altra delle loro celebri imprese riportando in Italia un tesoro archeologico di quasi 800 pezzi (VI-III secolo a.C.) che erano finiti in Belgio.

Ad agire direttamente sono stati i Carabinieri TPC di Bari sotto il comando attuale del Maggiore Giovanni Di Bella, coordinati dalla Procura della Repubblica di Foggia, operazione che ha avuto il sostegno di EUROJUST (link)-European Union Agency for Criminal Justice Cooperation. lAgenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale.

Molti reperti erano trafugati da antiche sepolture che si trovano in Puglia. Tutti erano finiti nelle mani di un ricco collezionista belga che, qui lo smacco inimmaginabile, aveva la sfrontatezza di partecipare ad alcuni convegni sulla Magna Grecia nell’ambito di una rassegna annuale che si svolge a Taranto e alla quale partecipano numerosi collezionisti e studiosi.

I reperti archeologici che erano stati trafugati da antiche sepolture in Puglia e raccolti ad Anversa da un ricco collezionista belga

Per arrivare all’ottimo risultato finale c’è voluto tempo, come è logico che avvenga quando importanti antiche opere vengono trafugate e rivendute nel mercato clandestino che ridistribuisce oggetti d’arte e reperti in maniera occulta.

Le indagini sono iniziate nel 2017. Cosa accadde quell’anno?

Il Laboratorio di Restauro della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta, Trani e Foggia aveva inviato una segnalazione. Questo passo ha allertato le Forze dell’Ordine e la cosa ha permesso di individuare una situazione “particolare”: un ricco collezionista belga possedeva una stele dell’antica area di Daunia (Δαυνία), parte della remota Japigia (Ἰαπυγία) corrispondente all’attuale Puglia.

A far individuare la provenienza geografico-storica del reperto sono state le peculiarità decorative della stessa stele, tipiche dell’area archeologica di Salapia, agro del Comune di Cerignola (Foggia).

Cosa era accaduto, quale l’antefatto?

L’opera era stata pubblicata sul catalogo realizzato in occasione della mostra intitolata “L’arte dei popoli italici dal 3000 al 300 a.C.”, tenutasi dal 6 novembre 1993 al 13 febbraio 1994 nei saloni del Museo Rath di Ginevra (Svizzera). La stele compariva anche in un altro catalogo, quello della successiva esposizione al Museo Mona-Bismarck Foundation di Parigi (Francia) dal primo marzo al 30 aprile 1994.

C’era un particolare mancante nel reperto.

La stele appariva incompleta nella parte centrale. Mancava un’iscrizione decorativa corrispondente a un frammento custodito nei saloni del Museo Archeologico di Trinitapoli (provincia di Barletta-Andria-Trani): secondo l’intuizione di un funzionario del Laboratorio di Restauro, questa porzione completava il disegno del margine inferiore dello scudo e la parte superiore del guerriero a cavallo, raffigurati nell’antico reperto.

A questo punto si è mossa anche l’Interpol per identificare con precisione quello che doveva essere il proprietario della stele che, come ormai accertato, arrivava dalla Puglia.

Esisteva il più che fondato sospetto che gli agenti avrebbero trovato altri reperti in ceramica, tutti di interesse storico-artistico trafugati da corredi funerari che in origine si trovavano in antiche sepolture dell’area pugliese saccheggiate da tombaroli durante scavi clandestini.

I Carabinieri TPC di Bari hanno presentato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, la richiesta di emissione di un Ordine Europeo di Indagine (OEI) per la ricerca e il sequestro di altri beni archeologici di provenienza italiana nelle mani del collezionista in Belgio. L’OEI è stato emesso nel dicembre del 2018, eseguito dalla Polizia Federale belga con la partecipazione di militari del Nucleo TPC di Bari.

Verificata la presenza della stele daunia nell’abitazione del collezionista in un comune della provincia di Anversa. Oltretutto fu confermato che il frammento conservato al Museo di Trinitapoli era perfettamente sovrapponibile e completava la parte mancante del disegno della stele.

Dal ritrovamento della stele Daunia al tesoro fatto da 800 reperti archeologici

Trovata la stele, l’abitazione del ricco collezionista è stata perquisita recuperando un vero e proprio tesoro archeologico. Centinaia di reperti in ceramica figurata apula e altre stele daunie, tutte illecitamente esportate dall’Italia, tutte subito sequestrate in Belgio.

Da quel momento è partita la richiesta dell’Autorità Giudiziaria italiana per mantenere il sequestro e per trasferire le opere in Italia per gli esami scientifici e tecnici da parte del personale specializzato. Azione-richiesta che è stata accolta dall’Autorità Giudiziaria estera, anche se l’indagato belga ha iniziato a presentare ricorsi su ricorsi: purtroppo per lui sono stati tutti puntualmente respinti.

Alla fine tutto si è risolto nel migliore dei modi e ha rappresentato il culmine di un’operazione internazionale con al centro magistrati italiani e belgi dell’EUROJUST coordinando l’interscambio di informazioni e azione tra Autorità Giudiziaria italiana ed Autorità Giudiziaria belga.

Particolari sul “tesoro”

Un esame tecnico compiuto in Belgio grazie a un consulente archeologo italiano, ha permesso di stabilire che 782 reperti archeologici trovati nella casa dell’indagato, provengono tutti dalla Puglia e sono tutti di grandissimo valore storico-archeologico.

Il “tesoro” è fatto da un gran numero di vasi apuli a figure rosse, anfore, ceramiche a vernice nera, ceramiche indigene e attiche, a decorazione dipinta geometrica e figurata, stele figurate in pietra calcarea dell’antica Daunia, oltre a numerosissime terrecotte figurate c.d. tanagrine, testine fittili, statuette alate, ecc.

Si tratta di beni nazionali databili tra il VI e il III secolo a.C., tutelati ai sensi del “Codice dei beni culturali e del paesaggio”, di un valore commerciale pari a circa 11 milioni di euro, depredati e smembrati dai contesti originari, ora rimpatriati.

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