Roma zona bianca, ma non priva di Covid: 14 giugno sera, l’assalto in centro di ragazzini senza mascherina. Non si riesce più a comunicare con loro…

In centro a Roma, 14 giugno 2021 ore 23 tra piazza Trilussa e Campo de’ Fiori, branchi di giovani e giovanissimi (età media circa 17 anni), tutti insieme senza mascherina: volendo fare una stima in eccesso, solo uno su 30 aveva la mascherina sul viso, spesso neppure a coprire il naso. Due su 30 la tenevano come copricollo o coprimento. Pochi altri come coprigomito, ma la stragrande maggioranza forse la aveva in tasca perché visibile addosso non era (per un probabile moto mentale teso a dimostrare forza e spavalderia, “il virus è sconfitto, a me non può far nulla“?).

Da lunedì 14 giugno 2021 Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia e provincia autonoma di Trento sono diventate anche loro regioni “zona bianca”.

Però è bene ribadire un punto: addio al coprifuoco sì, ma rimangono il divieto di assembramento e l’obbligo di mascherina, punti da rispettare sia all’aperto che al chiuso.

Le ragazze e i ragazzi che ho visto in giro per il centro di Roma erano del tutto fuori controllo. La logica del gruppo domina e dà forza psicologica. Purtroppo è anche il punto di grande debolezza sulla sicurezza sanitaria che espone fortemente al rischio contagio.

Molti quindicenni, sedicenni, prevalenza maschile.

Il tragitto della serata seguito dalle giovani mandrie è questo. Prima tappa a piazza Trilussa, prime bevute di varia natura, toni di voce che si alzano, risate, puro divertimento. Seconda tappa, passare su Ponte Sisto già urlanti, richiami belluini con altri gruppi di amici che stanno su via dei Pettinari o strade vicine. In questa fase già il controllo pieno delle azioni è sfumato in mezzo alle birre ingerite.

Terza tappa, Campo de’ Fiori, la grande piazza-ritrovo che pur essendo lunedì era stracolma, tutti insieme, grupponi e tra grupponi, raminghi gruppetti di cinque o sei ragazzi alla ricerca di qualcosa o qualcuno.

Mascherine? Praticamente, quasi neppure l’ombra… mentre scambio di bottiglie, di bicchieri e di sigarette andava alla grande, tutti ammucchiati. Tutto nella più totale assenza di controlli.

Assurdo se si pensa che da circa un mese nel Regno Unito sono in allarme per la variante Delta e che hanno abbreviato il tempo di somministrazione tra le dosi per i vaccini che ne prevedono due (in Italia, al contrario, nello stesso periodo i tempi li abbiamo allungati).

Inutile stare a raccontare oltre.

Tutto questo mi richiama alla memoria quanto avvenne da giugno 2020. La gente acquistò maggiore “disinvoltura”, il duro isolamento-lockdown sembrava ormai così lontano. Nonostante si fosse più attenti perché i vaccini non c’erano ancora, già a fine agosto 2020 i contagi tornarono a salire, prima timidamente, poi con sempre maggiore forza: frutto della trasmissione del virus nei due mesi precedenti.

Questa volta si rischia una nuova impennata di contami, ma soprattutto fra i più giovani anche perché oggi, a parte i maturandi, gli altri non sono ancora vaccinati o lo sono in misura estremamente trascurabile. Il primo pensiero e la prima preoccupazione va a chi più grande non ha ancora completato il ciclo vaccinale, va a chi per patologie non si è potuto far vaccinare.

Scuola e famiglie latitano. A questi ragazzi non insegnano nulla da anni. Spero di vedere cambiamenti futuri e spero che non siano a causa di grandi batoste per trascuratezza che ha aperto le porte a una malattia atroce.

Lo accenno brevemente, perché l’ho ripetuto spesso: a parte persone vicine che sono anche morte per Covid, amici di famiglia, ho davanti agli occhi il caso di due sorelle catanesi di 22 e 25 anni, sportive, una pallavolista, l’altra nuotatrice, rovinate per sempre da questa pandemia. Tra giugno e agosto 2020 si sono ammalate (la più grande risiedeva a Milano). sopravvissute, devono dimenticare lo sport: anche camminare rapidamente per loro diventa faticosissimo perché non hanno sufficiente respirazione. Marchiate per sempre.

Per concludere, essere quindicenni, sedicenni, diciassettenni o di età simili, non rende invulnerabili. Si è esposti come tutti.

Si morirà di meno? Ma è una considerazione sufficiente quando si può finire per un mese attaccati a maschere o tubi con l’ossigeno altrimenti si soffoca? Ma è sufficiente quando esiste la possibilità di rimanere menomati per sempre? Hanno veramente voglia di giocare con questa roulette russa?

Forse non se ne rendono conto nonostante la pandemia e tutto ciò che ha comportato si trascini da febbraio 2020. La pessima informazione e le chiacchiere-passaparola complottiste, hanno fatto seri danni, ma non sono l’unica nota dolente.

Qualcuno insegni a riflettere, trasmetta l’arte del pensiero, prima di tentare di inculcare solo nozioni nude e crude.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. eleonorabergonti ha detto:

    Credo che, dopo più di un anno dal primo caso, le persone siano ben a conoscenza di quello che è il Covid ma persistono persone, come questi ragazzi, che definire incoscienti (ovvero che non sono a conoscenza) è un termine che sostituirei più con parole del tipo menefreghisti per dirne una. Sanno, sanno benissimo quello che si rischia a non rispettare le regole ma il loro credersi “superiori” a chi invece le regole le rispetta dimostra la grande incapacità di imparare dai propri errori. Come dice il proverbio: “Errare è umano ma perseverare è diabolico”. Io dico: va bene il divertimento, va bene uscire la sera ed ora che è estate una passeggiata non si nega a nessuno ma facciamolo sempre SEMPRE rispettando le regole e con un occhio non solo alla nostra salute ma anche a quella delle altre persone.

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    1. Giuseppe Grifeo ha detto:

      Tra gli insegnamenti di un saggio dell’Antico Egitto c’è una frase che recita più o meno così: “l’orecchio dello scolaro è sulla sua schiena”.
      Nel senso che se fa finta di non capire o non si comporta come deve… bastonata sulla schiena, un colpo di canna.
      Oggi giustamente non si può… allora come farsi sentire? Deve esserci qualcuno di loro che prende una brutta forma dell’infezione per farla capire agli amici più vicini? Occorre il terrore vivo? Per forza? Ragionare no?
      Hanno giovani polmoni, fisici in erba e forti: una mascherina la possono sopportare, cavolo!

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      1. eleonorabergonti ha detto:

        Hai perfettamente ragione Giuseppe: portare una mascherina non è poi questo gran sacrificio in confronto a quello che succederebbe se tutti decidessero di non portarla, proprio come fanno questi ragazzi. Sembrano quasi prenderci gusto a sfidare la sorte, del tipo: “A me non succederà mai” ma se poi dovesse succedere chissà se avranno un minimo di buon senso e coscienza per ammettere di aver sbagliato. Ovviamente è un concetto che vale per tutti, giovani e non. In giro si vedono anche tantissimi adulti o senza mascherine o con le mascherine abbassate sul mento o a fare da “braccialetto” al polso. Persino dove abito io ci sono molte persone che la mascherina nemmeno sanno che cosa sia o la usano come “accessorio modaiolo ovunque tranne che davanti alla bocca e al naso”, 🤦‍♀️. Io non esco mai se prima non ho indossato la mascherina, anzi è diventato un gesto automatico indossarla.

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        1. Giuseppe Grifeo ha detto:

          Non riesco a essere accomodante con nessuno a prescindere dall’età: su questo punto di mancanza di cautela e osservanza di regole che salvaguardano loro e noi, vedo solo cretineria micidiale. Il gusto della sfida e del “A me non succederà mai, come sottolinei tu Eleonora, si infrangerà su bruttissime esperienze e contro una dura realtà

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