Catania, Castello Ursino: secoli di storia fronteggiando sia uomini in armi che la furia lavica dell’Etna. Video e foto

Altro video in cui descrivo uno dei “nodi” storici di Catania, Castello Ursino. Come sempre mi diverto a raccontare luoghi e situazioni. È una roccaforte che già nel suo aspetto rivela fisionomie arcaiche, quasi brutali nell’aria così militare e austera (foto d’apertura di Maurizio Moro – se non diversamente indicato, le altre immagini sono ©Giuseppe Grifeo).

Numerosi episodi politico-storici si sono susseguiti tra queste mura e torri che nel 1669 hanno sopportato anche l’assalto di un fronte lavico. Un fiume di magma che aveva colpito la cinta muraria della città, alcuni quartieri, lava che ricadendo in mare riuscì ad espandere la porzione di terra emersa per un miglio circa. Alla fine di questa pagina ho inserito un capitolo proprio sull’eruzione del 1669.

Buona visione!

Piccola storia sul Castello Ursino

Considerate che tra fondamenta e successiva costruzione della struttura militare, siamo tra gli anni 1239 e 1250.

La decisione di edificare il Castello fu presa dall’Imperatore Federico II di Svevia, Re di Sicilia come Federico I, Duca di Svevia come settimo del suo nome, Re dei Romani, Imperatore del Sacro Romano Impero e Re di Gerusalemme.

Come appartenente alla Famiglia Hohenstaufen, Federico II aveva, per parte di madre, anche sangue Hauteville-Altavilla, quindi dal Casato che con il Gran Conte Ruggero e con Re Ruggero II diede vita al Regno di Sicilia. Un dominio ricco e strategicamente prezioso perché incastonato in pieno Mediterraneo, al centro di molte rotte Est-Ovest ed Africa-Europa.

L’ultima immagine della galleria foto qui in alto riproduce l’affresco di Giacinto Platania che ritrasse la colata lavica del 1669

La roccaforte fu uno dei centri delle dispute per il dominio della Sicilia. Tutto iniziò dai celebri Vespri siciliani e la Guerra del Vespro continuando per molti anni dopo, quindi negli scontri per il predominio fra Aragona e gli Angiò.

Qui, nel 1295, si riunì per la prima volta il Parlamento Siciliano per dichiarare decaduto dalla carica di Sovrano Giacomo I di Sicilia (Giacomo II d’Aragona il Giusto) sostituendolo con Federico III d’Aragona e di Sicilia.

Per un momento, nel 1296, Castello Ursino fu espugnato e conquistato dalle truppe sotto il comando di Roberto d’Angiò il Saggio, Duca di Calabria e, alla morte del padre, Re di Napoli. Lui era figlio di Re Carlo II d’Angiò e della Regina Maria Arpad d’Ungheria.

Però il sovrano aragonese lo riconquistò in fretta togliendolo all’Angiò e vi abitò dallo stesso anno. Il Castello divenne Residenza Reale anche per i successori d’Aragona, Pietro II, Ludovico, Federico IV il Semplice e Maria di Sicilia che era anche Duchessa di Atene e Neopatria.

Proprio a Castello Ursino, l’8 novembre 1347 fu firmata la Pace di Catania voluta da Papa Clemente VI, favorita dall’arte diplomatica del Duca Giovanni di Randazzo infante d’Aragona nonché tutore del giovane Re Ludovico di Sicilia. A firmare il documento da parte degli avversari fu Giovanna d’Angiò Regina di Napoli. La Carta riconosceva i rispettivi potentati, la Sicilia era Aragona.

Tutto andò storto con la morte del Duca Giovanni colpito dalla peste: il Parlamento Siciliano non ratificò il trattato anche per contrapposizioni con Blasco II Alagona, Conte di Mistretta, Giustiziere del Regno (era nato un conflitto interno tra baroni latini pro Angiò e catalani capeggiati da Blasco).

La guerra riprese finché non si arrivò alla fine definitiva con la Pace di Avignone del 1372 firmata dai sovrani Federico IV d’Aragona e Giovanna d’Angiò.

La Sicilia era definitivamente Aragona.

Altri celebri “residenti” di questo Castello:

  • la Regina Maria di Sicilia, poi rapita da Guglielmo Raimondo III Moncada Peralta, marchese di Malta e Gozo nella notte del 23 gennaio 1392, perché il nobiluomo e il suo partito volevano evitare lo sposalizio della Regina con Gian Galeazzo Visconti;
  • la Regina Bianca d’Evreux moglie di Martino I di Sicilia detto Il Giovane – donna di stirpe normanna, erede del Regno di Navarra – Re Martino fece eliminare edifici e casupole troppo vicine al castello, ricavando la piazza d’arme antistante l’ingresso principale;
  • Alfonso V Trastámara Aragona Il Magnanimo, Re di Aragona, di Valencia, di Sardegna, di Maiorca e di Sicilia, di Corsica, di Gerusalemme e d’Ungheria, nonché Conte di Barcellona (IV del suo nome) – nella Sala dei Parlamenti a Castello Ursino, Alfonso riunì nel 1460 i baroni del Regno di Sicilia e i maggiori rappresentanti del Clero per il giuramento di fedeltà alla sua figura di Sovrano.

Con questo ultimo atto Catania perse il ruolo di Capitale del Regno di Sicilia. Comunque, nello stesso anno e sempre a Castello Ursino fu firmato l’atto per la nascita dell’Università degli Studi di Catania, a firma di Re Alfonso V d’Aragona e primo di Sicilia.

Successivamente, dal 1700, la fortezza ebbe sempre più il ruolo di carcere perché col pieno avvento delle armi da fuoco – cannoni in primis – non era più adeguato al suo originario scopo militare.

Castello Ursino, Catania e l’Etna nella grande eruzione del 1669: morte e distruzione in un paesaggio che fu rimodellato dalla lava

Nel 1669 la grande eruzione dell’Etna ebbe un primo momento tra il 25 febbraio e l’8 marzo e accompagnata da diversi e forti terremoti. Ad aprirsi fu il fianco sud-orientale del vulcano con la formazione di sette bocche eruttive, il tutto a diverse quote, dai 1.200 metri ai 2.800, dal piano di Monte San Leo a Monte Frumento, Monte Nocilla e Monte Fusara.

Nel suo dilagare a valle e verso Sud, la lava distrusse diversi centri urbani come Malpasso oggi nota come Belpasso, ma prima ad essere gravemente danneggiata fu Nicolosi già provata dalle scosse di terremoto, poi Mompileri.

Mascalucia fu raggiunta dal magma ma non seppellita. Pedara e Trecastagni ricolme di cenere emessa dall’Etna, colpite da terremoti che fecero tremare anche a Catania, pur se non con lo stesso grado di intensità. Il materiale fuoriuscito e l’emissione massiccia di piroclasti (ceneri, lapilli e bombe vulcaniche) formò i Monti della Ruina poi nominati Monti Rossi.

Distrutta Campanarazzu, parzialmente distrutta solo la chiesa della Madonna degli Ammalati e il campanile della chiesa madre: successivamente i residenti superstiti ebbero il permesso di riscostruire l’abitato dando vita a Misterbianco ma a quota più bassa, mentre altri preferirono andare al piano del Borgo.

Alla fine il cratere centrale che fino a quel momento non aveva dato segni di attività, collassò su se stesso il 25 marzo del 1669: terra e roccia caduti all’interno furono espulsi e proiettati verso il cielo. Tre i fiumi di lava diretti a valle, diversi altri paesi distrutti. Il primo aprile una delle colate arrivò a poca distanza di Nesima superiore.

Castello Ursino fu in pericolo alcuni giorni dopo.

Il magma aveva ricoperto il Lago di Nicito alle porte di Catania e non risparmiò un antico acquedotto ricoprendo ogni “ostacolo” fino alle mura di cinta cittadine.

Lo spettacolo doveva essere terribile, soprattutto di notte quando il fiume di lava acquisiva la sua piena colorazione rossa in varie sfumature, con il fronte d’avanzamento di un rosso acceso e brillante. Il materiale roccioso pastoso, devastante, inarrestabile: gli alberi e la vegetazione prendevano fuoco prima di essere investiti dal magma.

Alle ore 21 del 23 aprile 1669, la lava circondò la fortezza e prosegui verso il mare invadendone lo spazio per circa un miglio. Poi lo stop, finale, ma solo l’11 luglio con l’arresto totale del fiume di lava.

Prima del cessato allarme ci fu gran spavento. Una parte del magma sembrava potesse penetrare in città dalla Porta dei 36 canali o delli Canali (la Porta Carlo V), vicino l’attuale storica Pescheria ricavata nelle antica mura di cinta: la lava non entrò ma distrusse una sorta di tribuna con affreschi che raffiguravano la storia del dio fluviale Amenano, il fiume, oggi sotterraneo, di Catania.

Castello Ursino resistette, il fossato che all’esterno ne circondava i bastioni era ricolmo di magma fumante. La linea della costa catanese era cambiata per sempre con il mare arretrato di parecchio.

6 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessandro Gianesini ha detto:

    Ti avevo messo il like sulla fiducia (ero un po’ preso a rispondere a dei commenti), ora ho letto per bene e visto il video: si sente che sei a tuo agio su certi argomenti. E complimenti per la preparazione! 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Giuseppe Grifeo ha detto:

      Grazie! In effetti è materia che mi piace molto. Nel mio canale YouTube ne trovi altri di video simili. Mai preparato nulla di scritto prima della ripresa. Dopo aver dato un’occhiata ad alcuni elementi, cronologie ecc, creo il discorso al momento. C’ero già abituato quando facevo il giornalista radiofonico. Grazie ancora 😉

      Piace a 1 persona

      1. Alessandro Gianesini ha detto:

        Grazie a te. Domani mi faccio un giro sul canale a sbirciare altri video.

        Piace a 1 persona

        1. Giuseppe Grifeo ha detto:

          Se ti piacciono questi argomenti, ne troverai diversi di video, mescolati agli altri. Alcuni erano frutto di dirette, altri invece più frutto di montaggio tra spezzoni girati e pianificati (quel che dico è comunque mai letto, sempre improntato al momento). Divertiti!

          Piace a 1 persona

          1. Alessandro Gianesini ha detto:

            👍

            "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...