Space Shuttle Columbia, missione STS-1: 40 anni fa il primo lancio e il futuro nello spazio sembrò meno fantascientifico

Lo Space Shuttle Columbia diede inizio a una nuova era del trasporto spaziale quando decollò dal Kennedy Space Center (KSC) della NASA. Prima missione denominata “STS-1” (Space Trasportation System-1). Era il 12 aprile 1981. Il lancio avvenne dalla rampa 39-A alle ore 12:00:03 UTC (tempo medio di Greenwich), ore 6:00:03 del mattino CST (Central Standard Time).

L’Orbiter riutilizzabile con i suoi due serbatoi di carburante e i due razzi di lancio o Solid Rocket Booster (SRB), lasciò la torre di lancio con a bordo gli astronauti John W. Young, comandante, e Robert L. Crippen, pilota. Questa missione di “debutto” e di collaudo con uomini a bordo durerà 2 giorni, 6 ore, 20 minuti e 53 secondi dal momento del lancio all’atterraggio sulla pista 23 della Edwards Air Force Base nel deserto del Mojave.

Qui di seguito ho inserito tre video su quell’evento (due direttamente dalla Nasa) e sei immagini fornite dalla Nasa.

Gli astronauti John W. Young e Robert L. Crippen furono i primi a pilotare l’orbiter Columbia per il primo test di volo orbitale. E, come sottolinea la stessa Nasa (link), lo Space Shuttle Columbia iniziò una nuova era del volo spaziale umano.

Il sistema tecnico tra messa in orbita e ritorno sulla terra cambiò radicalmente sotto quasi tutti gli aspetti, a cominciare dal concetto di veicolo spaziale alato aerodinamico e dai canoni ingegneristici di protezione della navetta (scudo termico composto da speciali piastrelle) per il rientro in atmosfera, superare l’enorme calore di attrito con l’aria e poter essere riutilizzata più volte.

Ne nacque un orbiter che all’aspetto sembrava un tozzo aereo con le sue brave ali e che ritornava atterrando su una pista, proprio come gli aeroplani che tutti noi prendevamo e abbiamo continuato a prendere fino a oggi… solo che dal 1981 lo Space Shuttle “volò” nello spazio oltre che nell’aria. Dopo circa 10 minuti di ascesa dal momento del lancio, la navetta Columbia divenne la navicella spaziale più pesante e la prima nave alata a raggiungere l’orbita prestabilita.

Ricordo benissimo gli anni che hanno preceduto questo momento, molto atteso da tutti gli appassionati. Era un vero e proprio punto di cambiamento e di proiezione verso quel futuro che avevamo solo sognato.

Basta immaginarsi tutti i telefilm che avevano popolato gli schermi televisivi, “UFO (trasmessa in Italia dal 1970 al 1974), “Spazio 1999” (trasmessa dal 1975 al 1977) e tanti altri, senza contare i film del grande schermo come “2001: Odissea nello spazio” del 1968, diretto da diretto da Stanley Kubrick.

Da bambini e ragazzini, si era immersi in un’atmosfera lanciata verso il futuro nello spazio, avventure, nuove frontiere tecnologiche e nuove conquiste. Lo Space Shuttle rappresentò la prima realizzazione concreta di questo cammino che, fino a quel momento, era solo immaginato.

Quella navetta a forma di aereo che rientrava atterrando come un qualsiasi aereoplano e poi ripartiva per una successiva missione, era quanto di più vicino a un’astronave.

Era come un affrancarsi da quel sistema che sembrava già cosi “antico”, quello dei lanci del Programma Apollo che, sì, portarono sulla Luna, ma utilizzavano come moduli di comando e ritorno quei trabiccoli a forma di cono che rientravano nell’atmosfera terrestre appesi a tre paracadute fino a cadere in acqua… da recuperare con gommoni ed elicotteri: quanto era lontano da ogni nostra immaginazione e da ogni nostra aspettativa.

Lo Space Shuttle invece era proprio come liberale le ali. Andare e tornare dallo Spazio.

Prima di arrivare a quel primo lancio del 12 aprile 1981, ci furono mostre anticipatrici in gran parte del mondo occidentale (si era ancora divisi fra blocco Nato e quello sovietico).

Anni di esposizioni che mettevano in luce anche l’Italia per il suo vitale contributo allo Space Lab, il sistema vivibile da inserire nello spazio di carico dello Space Shuttle e da utilizzare come laboratori scientifici, di osservazione e tanto altro. Strutture di lavoro e di abitazione che poi servirono per ideare i moduli necessari alla costruzione dell’ISS, la Stazione Spaziale Internazionale.

Ricordo queste mostre-eventi, soprattutto una in grande con modelli praticamente in scala reale, spaccati dei moduli e dello shuttle, il tutto nei grandi saloni del Centro Congressi a Roma – Eur. Un momento che non dimenticherò mai, non ricordo più l’anno in cui avvenne, però ho perfettamente fissato nella mia memoria come gli occhi mi si riempirono di quello che sarebbe stato reale e funzionante di lì al vicinissimo 1981.

Video inserito da YouTube da Michael Johnston

Dopo l’atterraggio e prima di essere di nuovo utilizzata per il secondo lancio (per la missione STS-2 del 2 novembre 1981), gli ingegneri e gli specialisti dovettero lavorare su alcuni problemi trovati sulla navicella Columbia.

Anche se lo Shuttle si è comportato bene nel suo complesso, alla NASA dovevano risolvere alcune criticità. Cosa trovarono? Nella fase di lancio e nelle quote più elevate di quel momento, si formò del ghiaccio sul serbatoio esterno, lastre congelate che cadendo scheggiarono e danneggiarono più di 300 mattonelle dello scudo termico di protezione per il rientro in atmosfera: gli specialisti dovettero procedere con un’applicazione più attenta di nuove mattonelle.

Passarono in secondo piano i problemi con l’APU (unità di alimentazione ausiliaria) e quelli sulla perdita di dati da un registratore di volo perché i tecnici scoprirono una nota più dolente: al momento del lancio, un’onda di pressione causata dallo scarico del booster a razzo solido spostò l’ala dell’orbiter e piegò un montante vicino al booster stesso. Gli ingegneri risolsero il problema installando un getto d’acqua ad alta potenza sulla rampa di lancio dello Shuttle in modo da smorzare l’onda d’urto nell’istante della partenza.

Poi la storia la conosciamo tutti. Con questo sistema furono effettuati ben 135 lanci, ma due furono un fallimento mortale:

  • nella mente di tutti rimarrà l’esplosione al lancio della missione del 28 gennaio 1986, quando la navetta Challenger, al suo decimo volo, si disintegrò a 73 secondi dalla partenza; in questa missione, la STS-51-L, morirono tutti i sette membri dell’equipaggio, il comandante Dick Scobee, il pilota Michael John Smith, gli specialisti di missione Judith Resnik, Ellison Onizuka e Ronald McNair, gli specialisti del carico Gregory Jarvis e Christa McAuliffe; causa della distruzione fu un guasto a un O-Ring, una guarnizione nel segmento inferiore del razzo a propellente solido (SRB) destro;
  • il primo febbraio 2003 fu la navetta Columbia ad andare distrutta, questa volta in fase di rientro; parte del rivestimento protettivo per superare le enormi temperaturedovute all’attrito con l’aria tornando sulla terra, fu danneggiato da una parte del rivestimento in schiuma isolante del serbatoio esterno, frammento che si staccò al momento del lancio; morirono i sette membri dell’equipaggio, il comandante Rick Husband, il pilota Willie McCool, la specialista di missione Kalpana Chawla, il responsabile del carico Michael Anderson, gli altri specialisti di missione Laurel Clark e David Brown, lo specialista del carico Ilan Ramon.

L’ultimo lancio di uno Space Shuttle avvenne l’8 luglio del 2011 con la navetta Atlantis per la missione STS-135 con rientro il 23 luglio dopo l’attracco alla Stazione Spaziale Internazionale e il completamento dei compiti prefissati.

7 commenti Aggiungi il tuo

  1. Alessandro Gianesini ha detto:

    Oggi siamo spaziali 😀

    Piace a 1 persona

    1. Giuseppe Grifeo ha detto:

      Dall’Egittologia, storia e leggende fino allo spazio. Due poli tra terra e cielo che mi attraggono! 😁

      Piace a 1 persona

      1. Alessandro Gianesini ha detto:

        E secondo alcuni le due cose sono correlate… 🙈

        Piace a 1 persona

        1. Giuseppe Grifeo ha detto:

          Chissà. Non ne sono molto convinto. Sono più per una progressione-regressione a ondate della conoscenza umana, naturalmente nel segno di una prevalente evoluzione, altrimenti non saremmo arrivati all’oggi. Tremila anni prima di Cristo in Egitto accumularono già molte esperienze che svilupparono ulteriormente in due secoli costruendo le grandi piramidi. Oggi si sono dati da fare in esperimenti squadrando blocchi in granito con gli strumenti dell’epoca e si può fare con grandissima precisione.
          Basta immaginarsi i lavori portati avanti nel periodo dell’anno durante la piena del Nilo, quindi impiegando (e pagando: sono stati trovati documenti) i tantissimi contadini coordinati da architetti, affiancati da artigiani, una manovalanza enorme. Ma non arrivarono alle grandi piramidi per incanto. Ci misero tanti anni sperimentando, dalla piramide a gradoni di Djoser, fino alle prime lisce, troppo larghe, troppo strette con lati troppo ripidi (piramide di Dashur) tanto che arrivati a metà altezza dovettero addolcire l’inclinazione per evitare che la struttura collassasse.
          Tantissimo lavoro, me li immagino a spremersi le meningi per giungere a calcoli che portassero all’equilibrio statico.
          Sulla posizione delle grandi piramidi come le stelle della Cintura di Orione o il puntamento verso il cielo dei canali interni a quella di Cheope-Khufu, non dimentichiamoci che gli antichi egizi erano grandi astronomi. La piana di Gizah era un grande progetto templare di celebrazione tra terra e cielo. Anche stabilire la posizione dei monumenti era nelle possibilità degli architetti e degli specialisti dell’epoca.
          Mi piacerebbe molto che venisse fuori qualcosa di “misterico” basato su reali ritrovamenti, qualcosa legato a visite da altri mondi (ho letto anche nei romanzi in merito), ma la realtà – oggi – ci racconta ancora cose molto terrestri, di grandi fatiche, di sforzi mentali e intellettuali, di grande inventiva in una antica nazione che poteva permetterselo, indisturbata per almeno mille anni da invasioni e ingerenze esterne

          Piace a 1 persona

          1. Alessandro Gianesini ha detto:

            Quando si lavora per ipotesi fantasiose e senza prove si può dire tutto e il contrario di tutto, in effetti 😉

            Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...