Miglior olio di semi di Canapa 2020. Interventi parte 1: Alberto Ritieni e Severina Pacifico. Proprietà del prodotto e analisi dei campioni in concorso

Prima parte dell’approfondimento scientifico che ha accompagnato il concorso nazionale Miglior olio di semi di Canapa produzione 2020 “Canapa è”, IV Edizione, organizzato come da tradizione dall’Associazione “Fracta Sativa UniCanapa”, quest’anno in streaming sabato 6 febbraio 2021.

Panoramica molto ricca e accurata che ha sottolineato scientificamente la scelta dei primi classificati al Concorso nazionale ideato dall’avvocato Nicomede Di Michele, presidente di Fracta Sativa UniCanapa (link pagina Facebook).

In questo primo capitolo-articolo compaiono i due accademici che hanno iniziato a dare una panoramica completa sulle proprietà nutraceutiche dell’olio di semi di canapa e sulle caratteristiche dei venti prodotti analizzati nei laboratori:

  • il professore Alberto Ritieni, del Dipartimento di Farmacia dell’Università “Federico II” di Napoli;
  • la professoressa Severino Pacifico del Dipartimento di Scienza e Tecnologie Ambientali Biologiche e Farmaceutiche dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

Il precedente articolo sui vincitori del Concorso è leggibile a questo link.

Per una completa visione di tutta la conferenza-premiazione, qui il link al video Youtube.

Principali punti rilevati sull’intero panel di oli sottoposti ad analisi: qualità  del prodotto in crescita; tutti i campioni hanno dimostrato un ottimo rapporto tra acidi grassi essenziali Omega-6 e Omega-3; criticità e necessario miglioramento sul quadro acidità; pochi di questi oli hanno un rapporto clorofille/carotenoidi minimizzato, inferiore a 2; sulla questione freschezza, quantificando il solo numero di perossidi, è stato evidente come fossero tutti prodotti freschi; sempre su freschezza e sul mantenimento delle preziose proprietà di prodotto, una grossa parte di questi ha visto compromessa la sua bontà già nell’arco di dieci giorni dall’apertura della confezione.

Miglior olio di semi di canapa – Alberto Ritieni

Perché teniamo tanto all’olio di semi di canapa e andiamo oltre alla semplicistica curiosità di un nuovo prodotto da mettere sulla tavola? Per avere un prodotto nutraceutico di ottimo livello, qualcosa che abbia caratteristiche veramente funzionali a favore della nostra salute. Occorre quindi che ci sia un controllo, un’analisi. Bisogna capire cosa si ha fra le mani. Dobbiamo evidenziare tutta una parte chimico-fisica e anche sensoriale”.

I semi di canapa decorticati sono ottima alternativa alle proteine da soia, riso e alcuni tipi di latte. Da aggiungere a pasta, yogurt, insalate, formaggi, gelati e come ingrediente di creme spalmabili.

La farina di semi di canapa riveste un ruolo primario insieme all’olio per l’apporto di aminoacidi essenziali, di acidi grassi Omega-3 e Omega-6 in rapporto ideale fra loro. La composizione dei semi è del 30% di grassi (di questi, l’80% è rappresentato da acidi grassi insaturi), il 25% di proteine e altrettanto in carboidrati, cui si aggiungono vitamine (ricco gruppo nella canapa), sali minerali e fibre.

“Soffermandosi sull’olio di semi di canapa, è un prodotto innovativo per tante caratteristiche che stiamo scoprendo oggi, ma non lo è in senso assoluto: era già ben noto in precedenza. Ha capacità ormai riconosciuta di modulare il sistema immunitario. Oggi, tutto ciò che è legato a questo aspetto è più che positivo anche perché rimanda subito alla pandemia Covid-19 e alla risposta del nostro sistema di difesa interno. Storicamente i contadini mangiavano il burro di canapa per essere più resistenti”.

Nell’olio di semi di canapa c’è un corretto equilibrio nutrizionale fra acidi grassi Omega-6 e Omega-3, cosa che oggi nella nostra alimentazione normale è parecchio squilibrata visto che ingeriamo moltissimo del primo rispetto al secondo (venti volte Omega-6 rispetto all’Omega-3): caratteristica di perfetto equilibrio che non hanno né l’olio di semi di lino, né quello di semi di girasole. Con tutti i benefici legati alla salute grazie a questo ottimo equilibrio tra Omega-6 e Omega-3. Fattore importante per ridurre anche i processi infiammatori ed emesso da ricerche internazionali come ottimo mezzo per contrastare l’infezione da Covid-19.

Miglior olio di semi di canapa – Severina Pacifico

“Le analisi chimiche sono state effettuate su venti campioni trasferitici dall’associazione FractaSativa Unicanapa. Il primo aspetto è l’acidità espressa in valore percentuale, sinonimo di qualità quanto più il suo tenore è basso. Questo è un parametro fortemente influenzato da tutta una serie di fattori che interagiscono dal campo all’effettiva trasformazione in olio dalla spremitura dei semi. L’olio contenuto all’interno del seme di canapa gode di una variabilità tutta sua determinata sicuramente da fattori climatici o dallo stadio di maturazione dell’achenio, ma anche dall’integrità del frutto, da tutti gli step del post-raccolta, dal trasporto, dalla conservazione e, come determinante importantissima, dal processo estrattivo dell’olio dai semi (la sua durata e la sua temperatura)”.

“Dopo le analisi effettuate, abbiamo osservato che sono ancora ben pochi gli oli che hanno un valore di acidità pressoché uguale o inferiore a 2. La comparazione rapida del dato di acidità con il colore dell’olio, suggerisce che proprio un incremento di acidità si correla positivamente con una variazione cromatica al verde. Un decremento dell’acidità porta a una variazione cromatica verso il giallo”.

L’aspetto acidità non basta a determinare la qualità di un olio di semi di canapa, il suo valore organolettico e salutistico. Per esempio, va considerato quello su componenti.

I primi a essere analizzati sono i dati sui micronutrienti e non nutrienti a potenziale nutraceutico, nella fattispecie i Tocoferoli, quindi la vitamina E. Poi i Fenoli totali. Entità accomunate dall’essere dispensatrici dell’inestimabile potere antiossidante di cui la canapa ha possibilità di dare grande apporto”.

“Se non con poche eccezioni, tutti gli oli hanno presentato un buon livello di Tocoferoli, superiore a 7 milligrammi di alfa-tocoferolo per 100 grammi di prodotto in 14 dei 20 oli investigati”.

Successivamente abbiamo proceduto alla stima/quantificazione delle clorofille e dei carotenoidi contenuti nei campioni, elementi anch’essi sovrani nella frazione insaponificabile degli oli. La loro presenza, in particolare nella frazione tetraterpenica, dipende da una serie di fattori, primi tra i quali la varietà, la maturazione, l’immagazzinamento, le condizioni ambientali e, non ultima, l’estrazione. Anche perché sono proprio i processi estrattivi che la fanno da padrone in una possibile perdita dei livelli, anche se solo parziale, di questi pigmenti. Sono proprio i processi estrattivi che possono concorrere a tutta una serie di modifiche strutturali a carico, per esempio, delle clorofille che possono subire una conversione in feofitine (ndR: proprio per degradazione e scissione della stessa clorofilla che subisce la sostituzione dell’atomo centrale di magnesio con due atomi di idrogeno) Per la qualità massima ci deve essere un gioco armonico tra clorofille e carotenoidi. Tra i prodotti analizzati, sono pochi quelli che hanno un rapporto clorofille/carotenoidi minimizzato, inferiore a 2. Solo tre dei campioni hanno presentato queste caratteristiche, i campioni numero 9, 10 e 20”.

Analisi con caratteristica unica e fondamentale è la rilevazione del rapporto tra la concentrazione di acido linoleico – acido grasso essenziale Omega-6 – e quello dell’acido alfa-linolenico – acido grasso essenziale di tipo Omega-3. Analisi che abbiamo condotto in HPLC-DAD e spettrometria di massa tandem: è stato osservato che TUTTI gli oli di canapa oggetto di studio hanno un buon rapporto tra i due acidi grassi essenziali. La cosa permette di affermare che il consumatore di olio di canapa può essere realmente consapevole, particolarmente attento all’acquisto di un prodotto nel quale sono soddisfatti tutti i benefici protettivi a livello salutistico”.

Sul contenuto di acido Cannabidiolico CBDA – “Come è ormai evidente da anni, il frutto di canapa è una ricca fonte di fitocannabinoidi di natura acida dei quali fa parte appunto l’acido cannabidiolico che ne è il più abbondante. Questo elemento, purtroppo, non riceve la giusta attenzione dalla comunità scientifica che è la più adatta a verificarne le capacità funzionali. Eppure, come apparso in questi ultimi due anni, l’acido cannabidiolico non ha nulla da invidiare, in termini di bioattività, rispetto al suo figliolo diretto che è il CBD cannabidiolo”.

Tutti i dati rilevati nelle analisi sui campioni e quelli comunicati dai produttori sul tipo di coltivazione, hanno permesso di stilare una cosiddetta “heatmap” o “mappa di colore”, una vera e propria rappresentazione grafica di valori.

Questa heatmap fa evidenziare due classi principali di prodotti tra i venti oli analizzati. Tra queste due classi ce n’è una, quella che contiene cinque oli, i numeri 9, 10, 20, 2 e 12, dove padroneggia la varietà di canapa Futura 75: questa rappresenta prodotti che meglio mantengono un basso livello di acidità, un buon livello di costituenti bioattivi in termini di attività antiossidante, un buon livello di acido cannabidiolico. Un altro grafico ci ha permesso di capire come fattori agronomici quali essiccazione e irrigazione, possono influenzare in modo peculiare la concentrazione di acido cannabidiolico. Spicca il legame tra il fattore altitudine e numero perossidi”.

Per leggere il mio articolo completo con maggiori dettagli sulle analisi chimico-fisiche e slide, basta seguire questo link al periodico Canapa Oggi

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